Bisacquino, oppure come amo chiamarla io: Busacchinu è una terra magica.

Il 14 agosto del 2013, prima del tramontare del sole, io, mio marito partimmo da Sciacca per andare a visitare questo paese dell’interno a noi sconosciuto. Un viaggio breve, tra dolci colline ammantate di uliveti e frutteti, terreni biondi arati di recente e una corona di monti posti a difesa
del territorio.

Bisacquino, dal latino Bis-aqua, ricco d’acqua e dall’arabo Busekin, terra dei coltelli, sorge poggiato sulle falde del monte Triona, nacque 8.000 anni fa e fu abitata da Sicani, Elimi, Cartaginesi, Romani, Greci.

Il centro storico di Bisacquino ha una pianta urbanistica di stile islamico, anche se poi è circondata da ben 18 chiese. Gioiello nel gioiello è la monumentale chiesa Madre in barocco siciliano ubicata nella elegante piazza Triona dalla quale ramificano vie, vicoli stretti, scale, archi piccoli e grandi, stradine tortuose lungo le quali si aprono cortili che sembrano piccoli scrigni magici. Nei secoli la cittadina prima divenne baronia, poi passò agli Svevi, Angioini, Aragonesi, ma fu nel XVI° secolo che raggiunse il suo maggior splendore.

Ci trovavamo a pochi km dal paese e il sole, con i suoi raggi di fuoco, illuminava le case che brillavano come gemme. All’altezza di contrada Bresciano, mio marito fermò l’auto, scendemmo e restammo estasiati ad ammirare uno spettacolo incantevole. Il monte Triona ci apparve in tutta la
sua magnificenza, signore indiscusso della valle.

Il paese era poggiato dolcemente lungo le falde del Triona simile ad un bimbo che riposa sereno tra le braccia materne. Intanto il sole scendeva lentamente allungando le ombre della sera. Come prima tappa decidemmo di salire sul monte Triona; ci sembrò doveroso visitare il santuario e rendere omaggio alla Madonna del Balzo.

Mentre percorrevamo strade e stradine per raggiungere il santuario i nostri occhi non smettevano di ammirare quello che sembrava un paese di fiaba. Da lontano scorgemmo i Pileri, segno che la meta era vicina. I Pileri sono due obelischi posti all’inizio della Via Sacra che è un percorso acciottolato e ripido dove i fedeli sciolgono i voti. Noi, molto più comodamente, percorremmo la rotabile.
Pochi minuti e ci trovammo in uno spiazzo stracolmo di gente. Dopo avere attraversato un grande cortile, entrammo in chiesa e fummo accolti dal suono della campanella che annunciava l’inizio della funzione religiosa.

I miei occhi non si stancavano di guardare, scrutare, mentre il mio animo si sentiva alleggerito e festoso. Finiti i vespri omaggiammo l’immagine della Santa Vergine. Un ultimo sguardo all’interno del santuario e poi, uscimmo dalla porta principale della chiesa che si affaccia su di una lunga balconata.

Ancora uno spettacolo strabiliante si impose ai nostri occhi.
I raggi della luna illuminavano la valle sottostante, mostrandoci le casette di campagna che con le luci accese sembravano punte di diamante. Il santuario della Madonna del Balzo, si trova incastonato nel monte Triona a circa 1.000 metri di altezza come la più preziosa delle gemme, per i bisacquinesi e per tutta la gente della valle. Mentre attraversavamo il grande cortile antistante il convento ci accostammo alla ringhiera ed ancora una volta la natura ci fece godere uno spettacolo mozza fiato. In lontananza abbiamo visto le luci del lungomare di Selinunte e di Secca Grande.

La nostra prima visita al Santuario della Madonna del Balzo ci emozionò e andammo via a malincuore. Ripercorremmo la strada da dove eravamo saliti per fare una prima visita al paese, ma, i miei occhi non riuscivano a staccarsi dal Santuario e promisi a me stessa che sarei tornata al più presto, magari quando vi fosse stata me no gente per rivedere la bellezza dei luoghi e ritrovare ancor di più quella fede che si era rafforzata in me ponendo lo sguardo sull’immagine di la “ Madonna di lu Vasu “.

Arrivammo in paese e tra strade e stradine ci trovammo in piazza Triona. La piazza ci apparve come un salotto buono tutto illuminato a festa. Di fianco alla chiesa Madre vi era un tempietto regale che, il giorno dopo, 15 agosto, avrebbe accolto l’immagine della Madonna.

Mi guardai intorno, tutto mi sembrò gioioso e accogliente. Lo scorrere dell’acqua della bellissima fontana, alle mie orecchie giunse come musica. Quella sera capii che mi stava accadendo qualcosa di nuovo, di bello… mi ero innamorata di Bisacquino. Sono 7 anni che vi torno per lavoro e per
diletto. Ho imparato a conoscere i luoghi e la gente e ogni volta è una scoperta e una conquista.

La cultura, l’arte sono il grande patrimonio di Bisacquino che si rivela al visitatore nelle chiese, nei musei, nei conventi, nel suo delizioso teatro e soprattutto, se si è attenti osservatori, in ogni angolo del paese.

Non starò a descrivervi le bellezze di Bisacquino e della bontà dei suoi prodotti. Non vi dirò delle tante fontanelle dalle quali zampilla acqua sempre fresca anche in agosto. Non vi dirò delle chiese, dei monasteri e dei tanti campanili. Non vi dirò degli orologi e del museo voluto dalla famiglia Scibetta. Non vi dirò della sua fantastica cipolla rosa con la quale si preparano ottime marmellate.

Vi dirò del grande cuore dei busacchinara. Vi dirò del senso di serenità che aleggia nell’aria mescolandosi al dolce profumo di rose che sbocciano rigogliose davanti gli usci di tutte le case. Bisacquino città dell’acqua, dei coltelli, dei magici tramonti e delle rose ha conquistato me e sono certa che conquisterà tutti quelli che andranno a visitarla. Bisacquino città magica.

Betty Scaglione Cimò

Concorso #viaggioalcentrodelborgo 2020