I volti delle case

9 giugno 2016

“Con tutti gli occhi vede la creatura l’aperto” scriveva Rilke, cominciando l’ottava delle Elegie duinesi e riferendosi agli animali, ma potremmo vieppiù riferirlo alle case, se queste come gli animali sono libere dalla paura della morte. E siccome si accennava agli occhi, mi spingo a dire che le case con gli occhi (e il naso e la bocca) esistono, o perlomeno io le ho viste.

Scrive così Carmen Pellegrino, scrittrice e abbandonologa, sul numero del 1 maggio di Repubblica, aprendo il poetico racconto delle case di Civita, borgo calabrese famoso per le sue case che somigliano a volti umani:

[…] nel cuore arbëreshe di una Calabria fitta di tradizioni e mescolanze linguistiche, e precisamente a Civita, ci sono case che hanno qualcosa in più delle mura che le delimitano rispetto all’esterno: queste case hanno una loro mimica, fanno smorfie con la facciata, ridono e spargono urletti; qualcuna persino fischia. Le chiamano case parlanti o antropomorfe, oppure più realisticamente case Kodra.

Queste case sono addirittura inserite in un circuito per visitatori, come veri e propri tesori che il viaggiatore non può non ammirare durante il suo giro di scoperta del borgo. Un tesoro davanti al quale fermarsi e stupirsi. Un dettaglio che ricorderà sicuramente come tra i più suggestivi, che darà un valore speciale al borgo, lo renderà ancora più “umano”.

Ma non è solo Civita che può vantare abitazioni così particolari. Qui forse ce ne sono abbastanza da giustificare l’organizzazione di un tour guidato che le vede protagoniste, ma sono sicuramente molti altri i piccoli borghi italiani che sui loro vicoli e sulle loro strade vedono affacciarsi case che, se osservate con attenzione, sembrano facce. A volte sorridenti, a volte sorprese, a volte inquiete, ma in ogni caso volti con occhi e naso e bocca, che guardano il passante e sembrano rappresentare l’anima del paese, la sua raffigurazione simbolica.

Dovremmo imparare a valorizzare queste case così particolari, come il Comune di Civita sta facendo: dare loro la giusta importanza, renderle protagoniste del racconto del paese e del territorio, raccontarle ai potenziali visitatori e condurli davanti ad esse, perché intuiscano la loro storia e la magia che esse sanno evocare.

Certo è che queste case non sembrano fatte per restare immobili, non hanno paura dell’oscillazione fra i mondo dei vivi e quello dei morti. D’altronde, così collocate fuori dal tempo degli uomini, cosa dovrebbero mai temere nell’avvenire?

Marina Castaldini

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