Un borgo aperto ai nuovi cittadini e a quelli temporanei

14 luglio 2016

l borgo, sensibile al valore della fratellanza e disponibile all’accoglienza anche nei confronti di cittadini e lavoratori provenienti da altri Paesi europei ed extraeuropei, deve diventare sempre più un luogo basato su un ordine sociale in cui tutti i gruppi e le persone, compresi i nuovi arrivati anche in condizioni di precaria e provvisoria cittadinanza, siano integrati e partecipino alla vita sociale, economica e culturale. Un borgo aperto a tutti, un borgo dell’Europa.

Nei borghi e nelle piccole città si assiste a volte repentinamente al popolarsi di nuovi volti; persone con culture, stili di vita e di pensiero spesso diversi dai residenti abituali.

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Non per ultimo gli immigrati comunitari ed extracomunitari che per ragioni di lavoro soprattutto stagionale, od essendo collaboratori familiari, fanno ormai parte del paesaggio sociale locale, anche se spesso, al di là del lavoro, hanno relazioni prevalentemente con persone della stessa nazionalità.

Vengono chiamati così, extracomunitari, a differenza degli stranieri, onde accentuarne lo stato di diversità economica, sociale e culturale. Non hanno soldi, non hanno lavoro, cercano di lavorare per avere soldi. Di solito vi è la propensione ad accoglierli nei limiti e nelle regole vigenti. Spesso sono un’opportunità, a volte diventano un fardello se il loro numero esubera le reali esigenze lavorative e le possibilità di accoglienza.

Ma ci sono esempi importanti e coraggiosi, anche fra i borghi autentici, che ancora una volta fanno comprendere la grande forza del valore dell’accoglienza e del rispetto delle regole, senza dover respingere o ghettizzare. In tutti questi casi la comunità radicata ha il dovere di accogliere con fiducia i nuovi residenti o cittadini temporanei educandoli – secondo l’ottica del ‘patto di cittadinanza’- con l’esempio e la vicinanza alle regole civiche e ai valori della comunità locale, senza pretendere di schiacciare identità e culture “altre” e sostenendo una prospettiva interculturale dove l’interazione fra le diverse culture e identità diventi risorsa, appunto, e non fardello.

Includere i nuovi residenti, responsabilizzandoli verso la dimensione comune del vivere insieme e sulla possibilità di incrementare il capitale sociale proprio attraverso il confronto e la comprensione fra diverse identità, farà sì che l’accrescimento e il miglioramento sia reciproco e cosmopolita senza per questo, appunto, perdere la propria identità.

[ … ] anche questi nuovi cittadini potranno essere i “protagonisti” dell’evoluzione socio-culturale ed economica delle comunità dei borghi: e questa “mescolanza” di vecchi e nuovi cittadini produrrà una interessante modalità di coesione e un grado maggiore di partecipazione. Per creare comunità “aperte e solidali” capaci di rigenerare risorse e opportunità locali, comunità propense ad apprezzare una logica di sviluppo sostenibile e rispettoso dei valori patrimoniali storicamente consolidati.

Manifesto dei Borghi Autentici d’Italia

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