Social street: comunità aperte e solidali

4 febbraio 2015

La vita nei borghi è generalmente caratterizzata da livelli di fiducia tra concittadini superiori rispetto a quelli delle città. Ma nonostante sia ancora forte il senso di solidarietà, si rischia di andare sempre più verso l’isolamento e la chiusura se non si cerca di conservare e migliorare il capitale sociale e relazionale.

Nel manifesto di Borghi Autentici d’Italia si legge che

la tensione costante delle comunità dei Borghi Autentici deve essere quella di comportarsi e di operare costantemente per accrescere il capitale sociale attraverso la condivisione di una comune e partecipata concezione dello sviluppo, che non escluda alcuno; la realizzazione di progetti comuni che coinvolgano il maggiore numero di popolazione possibile, anche quella potenzialmente esclusa [… ]; il dialogo periodicamente riproposto ed il confronto aperto e franco durante momenti di ricerca/ascolto appositamente convocati

Per fare in modo che il capitale sociale  implementi le sue potenzialità,  occorre mettere in campo azioni e progetti che siano rivolti al miglioramento della qualità della vita del maggior numero possibile di persone. Bisogna stimolare azioni capaci di mantenere in vita una comunità il più inclusiva e coesa possibile, una comunità che sia ancora in grado di condividere i problemi per trovare soluzioni che puntino sulle risorse della comunità stessa.

manifesto borghi autentici

Tra gli strumenti che possono favorire la cooperazione e la coesione tra le persone che appartengono ad una comunità, molto interessante sembra essere la Social Street. Il fenomeno delle social street che si sta diffondendo in molti Paesi, nasce in Italia, nel settembre 2013  a Bologna, in via Fondazza, da un’idea di Federico Bastiani.

L’obiettivo della Social Street è quello di conoscere e stringere rapporti sociali con le persone che vivono nella propria strada o quartiere  di residenza, nel proprio condominio o nel proprio borgo, in modo da creare legami di fiducia che portino ad uno scambio di  conoscenze, alla condivisione di progetti di interesse comune e a  venirsi incontro nelle necessità quotidiane collettive o individuali. Con le social street si possono ricostruire rapporti di buon vicinato.  Ed è un’esempio di come la tecnologia ed in particolare i social networks non sono solo causa dell’ isolamento degli individui ma possono essere strumenti per rinsaldare i rapporti all’ interno delle comunità.

Infatti, una social street, in genere  parte dalla creazione su un social network (solitamente facebook), di un gruppo chiuso costituito da residenti in una stessa via o quartiere con lo scopo di conoscersi e cominciare a socializzare, a scambiarsi  informazioni, a condividere problemi quotidiani e a darsi mutuo-aiuto, il tutto senza alcuno scopo di lucro.  Ad esempio, attraverso una social street si può chiedere aiuto ai vicini per un trasloco, per condividere la rete internet, per accordarsi per accompagnare i bambini a scuola, etc. Le Social Street sono una sorta di bacheca on-line per mettere in moto l’antica cooperazione di vicinato. Attraverso le social street l’antico senso di solidarietà che caratterizza i rapporti di buon vicinato si riconcilia con la tecnologia.

Foto: Francesca Bastiani – societing.org – huffingtonpost.it

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