Ripartire dagli uomini nei borghi autentici

3 marzo 2016

Si avvicina La giornata internazionale della donna.

Anche quest’anno verranno massacrati alberi e alberi di mimose, si darà fondo alle scorte di cioccolatini, i negozi saranno assaliti da orde di uomini alla ricerca spasmodica del regalo simbolo dell’importanza vitale della propria compagna, i ristoranti attaccheranno alla porta cartelli con un omino stilizzato con sotto scritto “IO NON POSSO ENTRATE”.

Dio salvi quell’uomo che non ricorderà di onorare l’8 marzo, giorno in cui il mondo sarà ai piedi delle donne.

Se un’extra – terrestre, da Venere, approdasse sulla Terra (precisamente in Italia) l’8 marzo, potrebbe pensare che tutto quello che ha letto sugli esseri umani è solo una stupida bufala per convincerla a non intraprendere il viaggio verso il pianeta delle donne.

Peccato che Venus (questo è il nome della venusiana) abitando molto lontano, dovrebbe rimanere in Italia anche il 9 marzo, il 10 marzo e i mesi a seguire per capire.

Scoprirebbe che nell’ultimo anno ci sono stati oltre 150 femminicidi e che i dati statistici dicono che il 33% delle donne subisce violenze sessuali e fisiche fin dai 15 anni, che il più delle volte, le violenze arrivano da chi dice loro di amarle.

Scoprirebbe che nonostante l’elevata scolarizzazione delle donne, esse faticano a trovare un’occupazione, ma anche che a volte rinunciano alla loro carriera per accudire i bambini o gli anziani o le persone di famiglia che hanno bisogno di cure.

Scoprirebbe che faticano ad avere ruoli dirigenziali nelle società o negli organi decisionali e che a parità di incarichi, spesso la loro retribuzione è molto più bassa di quella degli uomini.

E conferma di tutto ciò la troverebbe nel rapporto del Dipartimento per le pari opportunità MISURE PER ATTUARE PARITÀ E PARI OPPORTUNITÀ.

Ma scoprirebbe anche che la Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea recita:

La parità tra uomini e donne deve essere assicurata in tutti i campi, compreso in materia di occupazione, di lavoro e di retribuzione. Il principio della parità non osta al mantenimento o all’adozione di misure che prevedano vantaggi specifici a favore del sesso sottorappresentato.

E scoprirebbe che, in Italia, il 19 giugno 2013, è diventata legge la Convenzione di Istanbul sulla prevenzione e la lotta alla violenza contro le donne e la violenza domestica e che il 15 ottobre dello stesso anno, è stata approvata la legge n. 119 Lotta alla violenza di genere.

fondo-scarpe rosse femminicidio

E che la donna italiana nell’ultimo secolo ha lottato per la propria emancipazione e sulla carta ha ottenuto il riconoscimento di numerosi diritti quali: Diritto al voto (1946); Ammissione a tutte le professioni (1960); Ammissione alla magistratura (1961); Abolizione della norma che prevedeva il licenziamento della donna, in caso di matrimonio (1962); Legge sul divorzio (1970); Tutela delle lavoratrici madri (1971); Riforma del diritto di famiglia con la quale si sancisce che marito e moglie hanno uguali diritti e doveri nella gestione della famiglia, esercitano entrambi e di comune accordo la potestà sui figli minorenni e, se non deciso diversamente, sono comproprietari dei beni acquisiti durante il matrimonio (1975); Legge sull’interruzione volontaria di gravidanza (1978).

Il diritto alla parità di trattamento è non solo un diritto fondamentale per le donne, ma la sua realizzazione è imprescindibile per lo sviluppo dell’intera società.

E allora Venus direbbe che in Italia, dal punto di vista legislativo molto si è fatto e capirebbe che l’8 marzo non è una festa (c’è ancora poco da festeggiare!), ma una giornata dedicata alla riflessione sullo stato dell’arte dell’attuazione della parità di genere.

La Giornata internazionale della donna, in Italia, è stata istituita fin dal lontano 1922 eppure ogni anno è la stessa storia: le donne si ripetono che devono essere forti, ambiziose e lottare per la loro carriera, devono partecipare pienamente a tutti gli aspetti della società, devono affermare il loro diritto di essere libere di autodeterminarsi.

Ma evidentemente tutto questo auto-incitamento non è sufficiente perché la donna è costantemente sotto la minaccia di violenze e la violenza altro non è che un modo per indurla alla subordinazione, per inibirla, per dissuaderla a partecipare attivamente e alla pari dell’uomo alla vita sociale.

E allora il problema non è nella poca determinazione delle donne, ma per realizzare l’uguaglianza di genere occorre scardinare gli stereotipi, modificare i modelli di riferimento.

Bisogna guardare all’altra faccia del problema: il comportamento sbagliato degli uomini.

E’ necessario un nuovo modello educativo che formi i bambini e i ragazzi al rispetto della donna. Non bisogna più tollerare atteggiamenti, linguaggi e comportamenti denigratori nei confronti delle donne.

Gli uomini devono capire che le donne non sono corpi da esibire, che il lavoro maschile e quello femminile hanno la stessa dignità, che è importante anche prendersi cura dei propri cari.

Devono capire che sono cose da uomini: accettare il rifiuto di una donna, rispettarne le decisioni e la libertà, gestire insieme la casa e prendersi cura dei figli, ammettere le proprie debolezze e insicurezze.

Essi devono capire che la partita con le donne deve essere giocata ad armi pari e quando perdono non sono meno uomini solo se accettano la sconfitta in modo dignitoso.

Come potrebbero i Borghi Autentici affrontare le derive di un incompiuto  riconoscimento del ruolo fondamentale, innovativo e imprescindibile delle donne nella vita (anche politica) della comunità?

Insegnare ai bambini a relazionarsi in maniera paritaria con l’altro sesso (anche a scuola sarebbe utile istituire una nuova ora di educazione civica che vada in questa direzione), è uno dei possibili interventi. Così come, anche in famiglia, è giusto lasciare che i bambini e i ragazzi possano esternare i propri sentimenti, le tenerezze, le emozioni e che non si proponga loro la maschera “dell’essere i più forti”.

Affinché le donne possano poi realizzarsi anche sul lavoro, esterno al lavoro familiare, sono poi tanti gli accorgimenti e le proposte di intervento possibile. Solo alcuni esempi: per rispondere alla complessa problematica della “cura degli altri”, troppo spesso affidata solo ed esclusivamente alle donne, e visto che il fenomeno della presa in carico delle persone è sempre più dirompente, “semplicemente” ci potrebbe essere una suddivisione dei compiti con i familiari; e potrebbero intervenire reti di vicinato che allevino le numerose incombenze e manifestino solidarietà a livello locale; si potrebbero creare cooperative di comunità, perché no, magari proposte proprio da quelle donne che l'”accudimento ce l’hanno nel sangue” ma che non vogliono e non possono più accettare la mancata realizzazione sul lavoro o di relegarsi ai margini di una società globale che probabilmente, con il loro apporto, sarebbe più bella, più amorevole e più giusta.

Tiziana Familiare

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