Orgoglio Comune: insieme contro l’obbligo di fusione

22 marzo 2016

Il 12 marzo ero a Volterra, come Sindaco di Melpignano e come Presidente dell’Associazione Borghi Autentici d’Italia, per partecipare a Orgoglio Comune, la manifestazione organizzata dall’Amministrazione comunale di Volterra, dall’Associazione Comuni Dimenticati e dal portale di informazione toscana agenziaimpress.it, per riflettere con gli altri amministratori sulla proposta di obbligo di fusione per i comuni al di sotto dei 5000 abitanti.

La proposta nasce “dall’esigenza di trovare un efficace meccanismo per ridurre l’elevata frammentarietà dei comuni italiani e favorire il raggiungimento da parte di questi ultimi di dimensioni più adeguate, atte cioè a consentire un netto miglioramento della qualità e dell’efficacia dei servizi offerti ai cittadini”, ma non penso, come molti altri sindaci, che questa sia la risposta giusta al problema che si propone di risolvere.

Fusione non significa automaticamente risparmio, razionalizzazione, qualità ed efficacia dei servizi offerti ai cittadini. Non è scontato e, anzi, la strada dell’obbligo di fusione è una strada pericolosa perché rinuncerebbe totalmente al principio della volontarietà sinora incentivato e in questo senso, come sindaco e come Presidente BAI, non potevo che essere presente a Volterra per dimostrare la mia – la nostra – contrarietà alla proposta.

Obbligare i comuni al di sotto dei 5.000 abitanti a fondersi significherebbe, in moltissimi casi, avere comuni con una vastità territoriale considerevole e tale da dovere istituire nuovi municipi e nuovi servizi (e personale in grado di realizzarli e gestirli) sul territorio (per intenderci quegli stessi servizi che stanno chiudendo o si esauriscono per carenza di risorse), forse ci sarà bisogno del prosindaco, i problemi delle “buche sulle strade” non si risolveranno comunque, gli scuolabus continueranno a dovere fare i chilometri che fanno ora, se non di più, e in questo caso i bambini saranno obbligati ad alzarsi alle 5 e a tornare a casa chissà a che ora per non perdere la fermata, ecc. Dunque tutte le presunte economie e presunte razionalizzazioni derivanti dalla fusione, obbligata per giunta, verrebbero ad annullarsi, o peggio.

Sono solo esempi, ma basati sulla realtà dei piccoli comuni che hanno ancora la volontà di presidiare il territorio, con amorevolezza e responsabilità e non con mero esercizio di potere individuale da parte dei sindaci.

E’ necessario dunque immaginare soluzioni alternative e non generalizzare. Le fusioni hanno i loro pro e i loro contro e occorre adeguatamente ponderarne la nascita caso per caso, utilizzando il tempo necessario, ascoltando e coinvolgendo i cittadini e realizzando caso per caso uno studio di fattibilità in grado di fare emergere e conseguentemente fare comprendere ai cittadini il percorso da realizzarsi e la nuova situazione che si verrà a creare. Da questo punto di vista le unioni di comuni sono un ottimo predellino di lancio.

Partiamo da ciò che abbiamo intorno, dalle nostre identità e dai reali bisogni dei territori. Formiamo i cittadini a migliorare la capacità di resilienza, incoraggiamo veramente i piccoli comuni a fare meglio e di più. Saranno quei cittadini, quei funzionari comunali e quegli amministratori, che una volta stabilizzati in una migliore qualità di vita e in una performante capacità tecnica e sociale di governo dell’istituzione e del territorio, a decidere o meno di ricostituire un nuovo comune forse più forte, attraente e competitivo di quello di origine.

Ivan Stomeo – Presidente Borghi Autentici d’Italia

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  • sergio calligari

    Non sono molto informato, però dove è possibile sarei per un’unificazione dei piccoli comuni. Sull’isola di Ischia quanti comuni ci sono ? Comunque è sempre opportuno valutare caso per caso costi e benefici. Non dimentichiamoci che siamo in Italia ed ognuno vuole governare il suo orticello…..