Monte Santa Maria Tiberina, un luogo da raccontare

23 giugno 2016

Ho iniziato a operare come tutor dell’ospite molto tempo prima di diventare l’effettivo tutor di Monte Santa Maria Tiberina: già da diversi anni infatti mi occupo dell’accoglienza dei turisti che, per varie ragioni (eco-turisti, centauri in cerca della strada perfetta da dare in pasto alle proprie moto, visitatori che, dalle grandi città d’Italia e dall’estero, decidono di venire a ricaricare le proprie batterie nella tranquillità delle campagne locali) eleggono il territorio di Monte Santa Maria Tiberina a meta delle proprie vacanze, si tratti di lunghe permanenze o brevi gite a spasso per l’Italia.

Devo dire che non è stato immediato, né tutto rose e fiori. Operare in questo ambito, cioè in quello dell’accoglienza turistica, specialmente nel proprio territorio d’origine, può sembrare facile: del resto, chi meglio di un autoctono può raccontare le peculiarità, le eccellenze e le bellezze di un territorio? Nella realtà però non è tutto così semplice. Ciò che è veramente importante è il fare in modo che la percezione che tu hai del luogo in cui vivi possa arrivare anche al visitatore, e di visitatori ce ne sono di tutti i tipi: il richiamo della natura è forte, ma non per tutti, e luoghi come questo, pur avendo una vocazione all’accoglienza e al turismo, non presentano, perlomeno all’apparenza, quelle attrattive che fanno di una località – qualsiasi essa sia – una meta di spicco.

E meno male. Perché Monte Santa Maria Tiberina non è – e, spero, non sarà mai – una delle tante località meta di un turismo mordi e fuggi, spesso assai redditizio, questo sì, ma più che altro frutto di una ben studiata “finzione scenica”, realizzata per attrarre un flusso di persone che vive di stereotipi da villeggiatura.

Monte Santa Maria Tiberina è una realtà antica incastonata come un gioiello in un contesto naturale e storico ancora più antico; eppure questa realtà vive ancora e ancora oggi riesce a mostrare il suo volto più giovane e autentico, sia dal punto di vista delle bellezze culturali e paesaggistiche che da quello più umano, rappresentato da chi ancora vive in questo territorio 365 giorni all’anno e che, come una volta, si fa volentieri portavoce di una comunità legata dalle tradizioni comuni e da un senso dell’ospitalità non comune (chi dice che gli Umbri sono un popolo chiuso non li ha mai veramente conosciuti).

Ecco, quando ciò che – forse – sono riuscito a esprimere con queste poche righe riesce a fare breccia nel cuore del visitatore, è a quel punto che posso ritenermi veramente soddisfatto, ma non tanto dal punto di vista della soddisfazione professionale, quanto di quella, per così dire “sentimentale”.

A questo proposito, ricordo ancora con piacere una mia visita guidata del borgo e del castello a una coppia di centauri meneghini che da Milano percorrevano l’Italia in lungo e in largo alla scoperta dei tanti lati nascosti di questo nostro Bel Paese: dall’alto dei 700 metri del borgo di Monte Santa Maria Tiberina, ammirando il panorama dell’Alta Valtiberina che si offre dalla terrazza panoramica del palazzo, se ne uscirono con:

“Ma questo posto è un angolo di paradiso!”

“Non lo è, ma ci si avvicina abbastanza.”

“Quindi tu abiti davvero qui? Sei fortunato: alzarsi ogni mattina e vedere tutto questo verde fuori dalla finestra…”

“Beh, sa… io abito qui da quando sono nato: per me è la normalità.”

“Questa normalità le è mai andata a noia?”

“Mai.”

Quello che si ama non va mai a noia. Questo è quello che voglio far capire ai visitatori. Questa è l’autenticità dei Borghi Autentici, almeno per me.

Diego Brillini

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