Melpignano e l’esperienza degli Orti Sociali

28 gennaio 2016

A Melpignano la “storia” degli Orti Sociali è storia antica. Già dagli anni ’80 la giovane amministrazione del tempo comprese l’importanza della redistribuzione della terra: la terra deve tornare a chi ne ha cura, ai contadini, agli anziani. La terra a chi ha lavorato per una vita, come emigrante lontano da casa e dagli affetti o come mezzadro nelle tenute di qualche “don”, costretto a stare chino sul terreno “de sule a sule”, dall’alba al tramonto. La terra, dunque, come strumento di riqualificazione sociale dell’individuo, tenuto ai margini dalle storture del tempo, e riabilitato alle sue funzioni dall’affidamento di ciò che gli appartiene.

Gli Orti Sociali sono, oggi come allora, degli appezzamenti di terreno che il Comune concede in uso a fini sociali, su area comunale all’uopo destinata, ai soggetti che ne fanno richiesta. L’obiettivo è quello di favorirne un utilizzo a carattere di auto sostentamento per le fasce deboli della popolazione ed incentivarne un uso ricreativo ed aggregativo tra gruppi di cittadini. Il periodo storico che stiamo attraversando, caratterizzato da una profonda crisi economica e da una destrutturazione dello stato sociale e dei rapporti intriseci che ne fanno da collante, impone che l’azione sociale “della restituzione della terra” sia mirata, non solo più ai pensionati, ma anche a nuove categorie. Giovani studiosi, inoccupati, disoccupati, cassintegrati, necessitano di beneficiare anch’essi dello stesso fine nobile che permise a Melpignano “di reinserire i pensionati nel tessuto sociale e produttivo”, (delibera del Consiglio Comunale nr.141 del 23/12/1981) già dai lontani anni ‘80.

Sono questo gli “orti sociali”, il luogo dell’incontro tra generazioni, dello scambio di saperi e conoscenze: la conoscenza empirica ed esperienziale degli anziani che si fonde con quella didattica dei più giovani. Un luogo ricco, non solo di frutti ma anche di scambio e confronto. Questa comunità, come molte in questa fase storica, ha bisogno di essere solidale e attenta e la scelta di allargare i criteri di assegnazione della terra è una scelta di solidarietà.

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Gli Orti Sociali nascono dalla volontà di permettere a chi è in difficoltà di portare a tavola almeno un ricco piatto di verdure, fresche e genuine, e a chi ha voglia di conoscenza empirica di fare di quel pezzo di terra la propria officina sperimentale. Il nuovo regolamento degli Orti Sociali prevede, infatti, che ciascun concessionario si impegni a coltivare, nel lotto assegnato, almeno una varietà autoctona allo scopo di ripristinare e valorizzare la nostra preziosa biodiversità locale. A tal fine, gli orti dovranno essere coltivati secondo criteri biologici ed è pertanto vietato l’uso di prodotti fitosanitari di sintesi che possono arrecare danno all’ambiente e alle persone. Quest’ultimo è un obbligo che i concessionari accettano al momento dell’assegnazione dell’orto.

Alcuni degli orti sono, inoltre, destinati ai servizi sociali a fini riabilitativi, lì sono svolte attività di agricoltura sociale; altri invece sono affidati alle scuole con finalità propriamente didattiche, affinché i bambini della nostra comunità possano sin da piccoli scoprire la meraviglia dei processi naturali e imparare il rispetto per ciò che ci nutre: la terra.

A partire dalla primavera e con l’obiettivo di coinvolgere i concessionari degli Orti Sociali, attiveremo, infine, nel centro del paese il Mercato della Biodiversità, un mercatino a cadenza periodica volto ad incentivare e sostenere tutte quelle esperienze agricole locali che valorizzano e tutelano l’agro- biodiversità dei nostri territori. Il fine è quello di favorire la crescita di nuove economie di prossimità, la vendita e la diffusione di prodotti locali, sani e genuini.

Ripartire dalla Terra dunque, da ciò che ci circonda, è questa la sfida. Ripartire da qui per costruire un altro modello di sviluppo, differente dai tanti che fino ad ora si sono susseguiti, capace di promuovere e qualificare, a livello internazionale, la nostra arte culinaria, la nostra preziosa “dieta mediterranea”, proprio a partire da ciò che spesso è stato sottovalutato: le ricchezze agricole del territorio, nostri beni primari.

Valentina Avantaggiato – Vicesindaco di Melpignano (LE)

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