La rivolta delle minoranze linguistiche in Puglia

11 dicembre 2015

Una società democratica e pluralista è una società che deve tutelare i diritti delle minoranze.
Diverse sono le norme che hanno questo obiettivo e prima fra tutte la nostra Costituzione che all’articolo 6 recita: “La Repubblica tutela con apposite norme le minoranze linguistiche” e all’articolo 3 vieta discriminazioni anche in base alla lingua; essa riconosce il “diritto alla differenza” e lo tutela.
Anche la Convenzione-quadro per la protezione delle minoranze nazionali del 1995 sancisce che «una società che si vuole pluralista e genuinamente democratica deve non solo rispettare l’identità etnica, culturale, linguistica e religiosa di ogni persona appartenente ad una minoranza nazionale, ma anche creare condizioni appropriate che le consentano di esprimere, di preservare e di sviluppare questa identità.”
La lingua è un elemento fondamentale dell’identità culturale di una comunità, è un mezzo di trasmissione del patrimonio culturale. Attraverso la lingua si conserva l’identità della comunità e la si tramanda alle future generazioni.

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In questi giorni, le rappresentanze delle minoranze linguistiche pugliesi stanno conducendo una vera e propria rivolta contro la Regione Puglia che sembra disattendere la legge regionale n. 5/2012 che nel riconosce le Comunità storico-linguistiche della Grecìa salentina, arberesche e franco-provenzali stabilisce: “Al fine di promuovere la salvaguardia e la valorizzazione del patrimonio linguistico, storico, culturale, artistico, religioso-liturgico e folklorico delle suddette comunità, la Regione Puglia sostiene legislativamente e finanziariamente iniziative intese a garantire la conservazione, il recupero e lo sviluppo della loro identità culturale, promuovendo iniziative e incentivi per la permanenza delle popolazioni nei luoghi di origine e per l’approfondimento delle ragioni delle loro radici storico-linguistiche”.
Di quanto sta avvenendo in questi giorni in Puglia ce ne parlano Alessia Carozza Delegato BAI Regione Puglia e Anna Moreno Ufficio Stampa Comune e Borgo Autentico di Faeto (FG):

E’ mortificante per le comunità sapere che la Regione Puglia ha stanziato una somma così irrisoria (€ 4.000,00) per ben 28 progetti presentati. Questo dimostra che le comunità territoriali minoranze linguistiche ci credono, vogliono tutelarsi, vogliono valorizzare la propria cultura, ma non sempre vengono accordati gli strumenti idonei per poterlo fare. La stessa Regione in queste giornate concitate e difronte una rivolta così sentita e compatta, ha promesso di incrementare il fondo e di salvare i progetti a rischio e questo rappresenta sicuramente un importante passo in avanti per le minoranze linguistiche di Puglia”.

Ma quali e quante sono le minoranze linguistiche in Puglia?

La minoranza linguistica Francoprovenzale o arpitana risiede esclusivamente in due piccoli borghi Celle di San Vito e Faeto, in provincia di Foggia. In queste due comunità gli abitanti utilizzano la lingua detta arpitano o patois o più precisamente francoprovençâl, già dal XIII secolo. Questo tipo idiomatico, pur conservando individualità e indipendenza rispetto alla lingua d’oïl e alla lingua d’oc, mostra similitudini sia con il francese sia con il provenzale. Il francoprovenzale è attualmente una lingua seriamente minacciata, soprattutto sul versante francese, su quello svizzero e quello piemontese, dove sta scomparendo rapidamente.

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La minoranza linguistica grica della dell’Etnia Grico-Salentina è presente in particolar modo  in provincia di Lecce nei centri di Calimèra, Castrignano dei Greci, Corigliano d’Otranto, Martano, Martignano, Sternatìa, Zollino, Melpignano e Soleto; in questi ultimi due paesi la lingua minoritaria non è più usata, se non da pochissimi anziani, ma dal 1988 tutti i comuni si sono consorziati per la valorizzazione e lo sviluppo dell’area ellenofona del Salento. Questa lingua è chiamata grico in Puglia, forse dall’osco griko piuttosto che dal latino graecus.  

Il declino delle comunità elleniche della Magna Grecia nell’Italia meridionale provocò la quasi totale estinzione del greco, sostituito dal latino; la lingua greca, probabilmente, continuò ad essere utilizzata dai pastori e dai contadini che vivevano isolati. Oggi la lingua, che ha perso quasi totalmente i nomi astratti ma che mantiene vivi suoni e vocaboli, grazie soprattutto alle molteplici attività culturali a suo sostegno, viene tutelata e valorizzate dalle sue comunità, che ne hanno riconosciuto il grande patrimonio storico –culturale legato ad un forte senso di appartenenza alle proprie radici”.

Ad oggi, le rappresentanze delle minoranze linguistiche però ancora non hanno avuto una risposta concreta dalla Regione Puglia. Ma per tutelare questo patrimonio pugliese importantissimo  occorre avviare progetti, mettere in campo azioni concrete per i quali occorrono maggiori risorse finanziare rispetto a quelle già stanziate.

Ci auguriamo che la Regione Puglia possa fare uno sforzo in più.

Per saperne di più, leggi testo integrale La rivolta delle minoranze linguistiche in Puglia di Alessia Carozza Delegato BAI Regione Puglia e Anna Moreno Ufficio Stampa Comune e Borgo Autentico di Faeto

 

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