Quella maledetta questione meridionale e la fusione dei Comuni

16 dicembre 2015

Alcuni giorni fa, mi sono imbattuta nella lettura dell’articolo “La fusione dei Comuni e la questione meridionale dove l’autore facendo il punto sulle fusioni tra Comuni, sostiene (spero in termini provocatori) che anche nell’attuazione dell’ articolo 15 del Decreto Legislativo 267/2000 TUEL che è stato poi ulteriormente regolamentato dalla legge 56 del 2014 (Legge Del Rio) il sud non ha mancato di mostrare tutto il suo ritardo e soprattutto, la classe dirigente meridionale mostra ancora una volta la sua inadeguatezza.

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Nell’articolo si legge testualmente: “È molto significativo che tutto ciò (le fusioni di Comuni) stia avvenendo solo nel Centro-nord del Paese. Si tratta, come ho detto all’inizio, di un ulteriore segnale che la questione meridionale è, ahinoi, viva. Se tali iniziative al Sud non sono discusse ed attuate non può essere frutto di una “distrazione. E’ soprattutto la qualità della classe politica meridionale che, pur in un panorama nazionale non esaltante, riesce a distinguersi per la sua colpevole inadeguatezza”.

Io mi permetto di dissentire su alcuni punti e di indignarmi su altri.

Lo studio  Fusioni quali vantaggi? pubblicato dal Ministero dell’Interno nel febbraio 2015 ipotizza i vantaggi derivanti dall’accorpamento dei comuni con popolazione fino a 3.000 abitanti fino a raggiungere la dimensione di enti con popolazione almeno pari a 5.000 abitanti.

Tra i vantaggi che ne deriverebbero ai Comuni da una eventuale fusione ci sono:

  • maggiori economie di scala;
  • riduzione dei costi della politica;
  • razionalizzazione degli uffici e dei servizi comunali;
  • maggior “peso contrattuale” nei rapporti con  le Istituzioni sovraordinate

Ma soprattutto,  il decreto del Ministero dell’interno del 21 gennaio 2015 ha previsto che ai suddetti enti spetta, per un periodo di dieci anni, un contributo straordinario pari al 20 per cento dei trasferimenti erariali attribuiti ai medesimi enti per l’anno 2010.

Per cui, ritengo che la fusione dei Comuni sia uno degli strumenti che i piccoli Comuni hanno a disposizione per superare i tanti problemi che li attanagliano da prendere in seria considerazione.

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Lo studio del Ministero riporta che le fusioni  realizzate nel corso dell’anno 2014 sono state 26 e hanno interessato 62 Comuni, concentrate in sei regioni (Campania, Emilia-Romagna, Lombardia, Marche, Toscana e Veneto) e sottolinea che oltre il 65% ( 10 in numero assoluto)  sono avvenute in Lombardia.

Ma qual’è la situazione dei Comuni italiani? Nella tabella che segue sono indicati quanti comuni con meno di 5.000,00 abitanti ci sono per ogni regione.

 

REGIONE TOTALE COMUNI COMUNI CON MENO DI 5.000 ABITANTI PERCENTUALE
Valle d’Aosta 74 73 98,65
Molise 136 125 91,91
Trentino-Alto Adige 326 289 88,65
Piemonte 1.206 1.068 88,56
Sardegna 377 314 83,29
Abruzzo 305 249 81,64
Calabria 409 323 78,97
Liguria 235 183 77,87
Basilicata 131 101 77,1
Marche 236 170 72,03
Friuli-Venezia Giulia 216 152 70,37
Lombardia 1.529 1.060 69,33
Lazio 378 251 66,4
Umbria 92 60 65,22
Campania 550 335 60,91
Veneto 579 308 53,2
Sicilia 390 205 52,56
Toscana 279 126 45,16
Emilia-Romagna 340 149 43,82
Puglia 258 85 32,95
 Italia 8.046 5.626 69,9

Fonte www.comuniverso.it

Se fosse vero che il mancato utilizzo dell’istituto della fusione dei Comuni è strettamente legato al ritardo del sud, si dovrebbe concludere che anche la Valle d’Aosta, il Piemonte e il Trentino Alto Adige sono afflitti dalla questione meridionale.

Non mi piace che passi l’idea che solo i Comuni del sud, a causa della classe dirigente inadeguata, non procedono a fondersi.

Credo, invece che la fusione debba essere fondata non solo su calcoli prettamente economici, ma anche su basi culturali e sociali.

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Ma soprattutto, quello che mi preme affermare è che la classe politica e dirigente meridionale non è tutta un solo fascio, al sud come al nord ci sono persone eccezionali, imprenditori, amministratori locali e rappresentanti della società civile che lavorano alacremente per spargere i semi di una società migliore.

La “questione meridionale” dovrebbe essere intesa ormai come una questione nazionale. Ritengo che sia stato lo Stato (inteso come Istituzione) ad aver scaricato il sud riservandogli minori e peggiori infrastrutture.

Ad esempio l’incapacità spesso dello Stato di tutelare le persone oneste dalla criminalità organizzata (che parla in tutti i dialetti dell’Italia) e le banche che, in un passato non troppo remoto, hanno raccolto denaro dai risparmiatori del sud (vera e propria miniera per la raccolta del denaro) per erogare prestiti a tassi più vantaggiosi alle imprese del nord, anzichè favorirne il reinvestimento in loco.

Con ciò non voglio affermare che sia gli amministratori locali meridionali, sia le popolazioni meridionali siano esenti da responsabilità nel ritardo del sud e che la colpa sia sempre degli altri, ma semplicemente che  è una “questione italiana”.

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Se ancora si parla in termini dicotomici di nord e sud, vuol dire che siamo ancora all’anno Mille, siamo ancora all’Italia dei Comuni…che buffa la storia!

Tiziana Familiare

Lo foto sono prese da Emozioni autentiche

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  • Walter Moretti

    Buonasera, ho appena letto il suo articolo, fino al 2014 sono stato consigliere comunale in un piccolo comune di 2900 abitanti dell’Umbria (Fabro), che nell’aprile dello scorso anno ha partecipato ad un referendum per la fusione con altri 4 comuni contermini. Le dico brevemente che nessun guadagno per i comuni ci sarebbe stato, considerando anche che i trasferimenti statali per la fusione sono da suddividere per tutti i comuni italiani e che non ripagano i maggiori esborsi della nuova organizzazione amministrativa.
    Potrà non credere a quello che dico e quindi, siccome la questione dalle mie parti è stata dibattuta per 4 mesi interi e sviscerata fino al midollo, le allego il link all’intervento di Rossano Pazzagli, professore dell’Università del Molise, ex sindaco di Suvereto e studioso dell Società dei Territorialisti.
    Ecco il link https://www.youtube.com/watch?v=51rfv292lyc
    spero si potrà ricredere sulla bontà delle fusioni…

  • vincenzo arvia

    Buongiorno gentilissima Portavoce, condivido pienamente le Sue osservazioni sull’argomento come ho condiviso l’iniziativa di FederAnziani nel sostenere il protocollo d’intesa sottoscritto a Rimini in data 21 novembre scorso tra l’associazione delle farmacie rurali e quelle dei piccoli comuni.

    La Legge De Rio tende a cancellare storie e memorie di 20 milioni di italiani che hanno scelto di vivere nei 5.626 paesi, nei quali sono custoditi le tradizioni e la cultura popolare della nostra Italia.

    Le auguro i migliori auguri per le imminenti festività.

    • La farmacia rurale spesso è l’ultimo presidio sanitario presente nei piccoli Comuni dove sempre più spesso gli abitanti sono persone anziane che hanno grandi difficoltà a spostarsi. Presidente la ringrazio e ricambio gli auguri.