La nuova frontiera della riqualificazione edilizia

4 agosto 2016

Continuare a investire nelle fonti di energia rinnovabile (eolico, idroelettrico, solare, fotovoltaico e biomasse) è assolutamente necessario se si vogliono rispettare gli impegni presi a dicembre nel corso della COP 21 di Parigi (impegni che prevedono di azzerare a livello globale le emissioni di CO2 entro il 2050 per contenere l’innalzamento della temperatura del pianeta entro i +1,5°C). C’è però un’ulteriore strada che deve essere percorsa e che ad oggi presenta ampi margini di miglioramento: è quella relativa all’efficientamento energetico degli edifici pubblici e privati. La maggioranza degli immobili presenti in Italia è di vecchia costruzione. Molti di questi immobili sono dei veri e propri “colabrodo” dal punto di vista energetico. Sono edifici nei quali è ancora altissima la dispersione termica e che quindi necessitano di grandi consumi energetici per il riscaldamento e il raffreddamento degli ambienti. Operare con interventi di coibentazione degli stabili permetterebbe di ottenere vantaggi non solo ambientali ma anche economici, sia per il settore edile, tra i più colpiti dalla crisi economica, sia per le famiglie stesse. Da uno studio di Legambiente si legge infatti che la spesa energetica è una voce rilevante del bilancio delle famiglie, che per il riscaldamento e il raffrescamento delle abitazioni può variare tra i 1500 e i 2000 euro all’anno. Questa spesa può essere ridotta fino al 50% con interventi di efficienza energetica negli edifici e con impianti che possono rendere più confortevoli sia d’inverno che d’estate le case in cui viviamo.

Anche in questo caso il settore pubblico può dare un grande contributo. Un check-up energetico di tutti gli edifici comunali permetterebbe di avere un’idea più chiara della situazione energetica dei nostri Comuni e potrebbe far emergere delle situazioni di spreco su cui intervenire.

In conclusione, questi risultati dimostrano che è possibile imboccare una strada di graduale abbandono delle fonti di energia di origine fossile come petrolio e carbone – che ricordiamo essere i principali responsabili del cambiamento climatico – puntando sempre di più sulle energie rinnovabili, senza compromettere l’economia del Paese e il benessere dei cittadini. Anzi, leggendo il report di Legambiente risulta che è ormai provato che i vantaggi derivanti dello sviluppo di impianti verdi sono numerosi e non solo di natura ambientale. Grazie alla produzione di solare ed eolico l’energia elettrica è sempre meno cara: si è ridotto anche nel 2015 il costo dell’energia nel mercato elettrico, in particolare all’ora di picco della domanda, poiché non si è ricorso all’offerta delle centrali elettriche tradizionali più costose. Agli aspetti economici si aggiungono anche quelli sociali: secondo Eurobserver sono 82.000 gli occupati che lavorano oggi nel campo delle fonti rinnovabili. Un dato purtroppo in calo rispetto ai 125.400 raggiunti nel 2011 (a causa del taglio degli incentivi e della fase di incertezza degli investimenti) ma che potrebbe portare gli occupati nelle rinnovabili a 200.000 unità nei prossimi anni.

Andrea Merusi

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Per gentile concessione della Rivista UNI-VERSUM /Diabasis edizioni Parma

RUBRICA: SGUARDI VERSO UN DOMANI SOSTENIBILE

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