Mercato è comunità: come nasce la mensa a km 0 di Melpignano

8 giugno 2018
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Sono molto lieta di poter parlare della nostra mensa a km 0. Prima di raccontarne la genesi nello specifico, però, è forse opportuno contestualizzare questa vicenda nel disegno più ampio di cui lo stesso progetto fa parte, ossia il percorso avviato dal Comune di Melpignano con l’intento di iniziare a ragionare pubblicamente, insieme ai cittadini, comunità e produttori locali, su quale economia si vuole per questo territorio.

Creare una rete fra persone è necessario.

Lo scenario più ampio a cui faccio riferimento è quello di “Rosso di Seta. Dalla NapuliPiccinna al Mercato del Giusto”, una rassegna quindicinale che abbiamo voluto, come amministrazione, per valorizzare e tutelare i prodotti dell’agricoltura organica locale.

Ma non è solo un mercato: da due anni, ormai, prendono vita infatti veri e propri momenti di confronto tra la comunità e i produttori locali invitati ad esporre la loro mercanzia in piazza San Giorgio. Anche il luogo ha un significato: si tratta infatti dell’unica piazza porticata in Puglia, i cui portici mercatali furono voluti dal vescovo per ospitare i mercanti di seta e spezie che venivano da Napoli e da Bari nel lontano ‘500. E da qui siamo ripartiti con le richieste che il territorio pone oggi: produzioni agricole sostenibili, materiali eco-compatibili e, in generale, qualsiasi altra cosa produca crescita ma anche uno sviluppo diverso.

Senza l’esperienza di “Rosso di Seta”, senza queste riflessioni e questi incontri, non avremmo mai avuto il coinvolgimento di uno degli attori protagonisti della nascita della mensa a km 0, ossia l’Associazione di produttori Rete Salento Km0, i cui aderenti hanno firmato un manifesto che prevede rigidi criteri di produzione (ad esempio sull’uso di pesticidi e fitofarmaci). Grazie al confronto con loro è nata appunto una domanda: perché non si insegna da subito ai più piccoli a mangiar bene? Perché è un privilegio dei grandi? La risposta è stata: iniziamo dalle scuole, ragioniamo su forniture alternative di frutta e verdura nelle mense scolastiche. Ecco l’intuizione della mensa a km 0 di Melpignano!

Individuato facilmente il soggetto, una scuola per l’infanzia che aveva già la fortuna di poter disporre in loco di una cucina con una cuoca e un servizio di qualità, ho condiviso l’idea con la maggioranza, che mi ha subito appoggiato. Ho quindi chiesto al responsabile dell’appalto, il Presidente della cooperativa Nuova Era, se fosse interessato alla sperimentazione: provare nel secondo semestre, ossia da gennaio, a comprare la materia prima non più dai suoi fornitori, bensì da dei produttori, da lui ovviamente selezionati, aderenti alla Rete Salento Km0. Per un prodotto sano e certificato. Una sottolineatura importante: non volevamo il chilometro zero tout court: volevamo un km zero che fosse emblema di qualità, di una produzione agricola sostenibile e pure di una precisa scelta “politica” effettuata dal produttore. Molti dei quali, peraltro, sono giovani che hanno scelto di restare qui, di fare questo lavoro pur avendo studiato altro e di farlo secondo determinati principi.

Dodici di questi produttori hanno così indicato quali materie prime poter fornire, tra quelle indicate dalla Asl di Lecce, il responsabile della mensa ha accettato e la sfida ha avuto inizio. Eravamo più enti attorno al progetto, dalla Dirigente dell’Istituto comprensivo di Corigliano d’Otranto, al Consigliere con delega ai servizi sociali del Comune di Melpignano e all’Assessore della scuola; ciò ha permesso di veicolare bene questa iniziativa e di farne capire l’importanza. E anche le mamme dei 41 piccoli alunni coinvolti ci hanno fornito la loro piena approvazione.

Il progetto è partito, ma per proseguire servono interventi regionali e nazionali. Forse la legge sui piccoli comuni può incentivare tali pratiche e sostenere situazioni di economia circolare come questa, in cui la refezione scolastica favorisce l’economia di un territorio. Per la mensa a km 0 di Melpignano, ad esempio, è stata la Cooperativa Nuova Era a farsi carico dei prezzi differenti dei nuovi prodotti, più alti rispetto alle forniture precedenti. Perciò stiamo studiando questa fase sperimentale, anche grazie al prof. Angelo Salento dell’Università di Lecce, con il quale valuteremo a fine anno i costi e le discrepanze rispetto alla precedente gestione della mensa, e come procedere per favorire nell’Amministrazione pubblica casi di questo tipo anche con nuovi appalti. Perché quello che serve, in conclusione, è che si crei un sistema di forniture “virtuose”, per sostenere sia le piccole realtà dell’economia locale, attraverso la filiera corta, sia l’esigenza dei cittadini ad un’alimentazione buona e genuina.

di Valentina Avantaggiato, Vicesindaca con delega all’Ambiente

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