La dignità del lavoro manuale

14 aprile 2016

Minervino Murge e la pietra murgese: lavorazione, evoluzione, esplosione d’arte.

Come in fotografia esistono i punti di fuoco detti anche di forza, l’occhio umano discerne le informazioni visive mettendo al centro un soggetto primario. Fra i numerosi scatti costruiti sul panorama del mio paese natio, Minervino Murge, entroterra pugliese, ho immortalato un istante indimenticabile: un tramonto color pesca sul monte Vulture; bello, direte. Tuttavia non è stato quello ad affascinarmi. Nella porzione più bassa della fotografia numerosi bolognini, massi di pietra tipici del posto, donavano un aspetto rustico e speziato all’ambiente. Accostatami per sfiorarli mi son detta che è questa la pietra murgese, talmente bella da apparire intagliata a mano da una sarta esperta del mestiere. Ho cominciato a fantasticare come un infante con la plastilina; sarebbe bello poter rimodellare quel blocco di pietra grezzo, senza rifiniture, tanto caro al territorio pugliese. Deve essere grazie alla sua scarsa porosità e alla sua durezza che numerosi artigiani ne hanno fatto un mestiere per sbarcare il lunario.

Entro nel vivo della questione: qualche giorno fa ho avuto un incontro chiarificatore sulla lavorazione manuale della pietra. Ho chiesto a un artigiano di raccontarmi il suo lavoro e di come fosse possibile rielaborare una materia prima per poterne fare delle opere d’arte.

Quando entri a contatto con un’artista, quale io amo definire l’artigiano in questione, non puoi fare a meno di fissare le sue falangi, il palmo vissuto di chi ha faticato per ottenere risultati, la colorazione scura delle dita, la pelle di carta vetrata. Lui raccontava ed io appuntavo: illustrava i numerosi macchinari impiegati per la rielaborazione della pietra minervinese. Questa materia prima è parte integrante del nostro territorio e si può notare dai numerosi bassorilievi, passeggiando per il centro storico, camminando su mattonelle in pietra che adornano la zona abitata.

artigianato minervino - Francesco Giorgio

foto Francesco Giorgio

Dilata le braccia:

“La fresa è lo strumento utilizzato per tagliare i blocchi che subito dopo vengono rielaborati da un’apparecchiatura a controllo numerico che permette di realizzare persino bassorilievi a due dimensioni.” L’artigiano continua a esporre i suoi ricordi, mentre le mani oscillano quasi come se stessero realizzando in diretta un dipinto.

“Lavoriamo molto anche per realizzare interni casalinghi; cornici, rifiniture con la tecnica del piconato o del bocciardato, ossia quella che a noi appare come una lavorazione a puntini e anche molto ruvida. Quest’ultimo in tempi antichi era realizzato anche a mano.”

Perché proprio la pietra di Minervino? Risulta semplice rispondere: è dura, resistente, ha un colore che oscilla da tinte chiare a scure, perché altre pietre della zona sono porose, come quella di Apricena e Trani. Si alza in piedi e gesticola quasi esprimendo un senso di pace interiore, a dimostrazione del fatto che chi crea il proprio lavoro ama profondamente ciò che fa.

Mostra con fierezza un portafrutta che adorna il centro tavola.

“Ecco questo è il bocciardato. Cosa posso raccontarti ancora?”.

Il suo sguardo e le sue movenze avevano colmato la mia sete di sapere; appare chiaro che scegliere e lavorare la pietra è un’arte che richiede conoscenza e profonda sensibilità nei confronti dell’elemento naturale. Adesso camminare per le viuzze del posto ha un sapore differente; dietro l’aspetto rozzo dei massi della Villa comunale, sui battiscopa dei muri, sulle targhe di ingresso, sulle scalinate in pietra io ci vedo un lavoro, centinaia di esperimenti, fallimenti, tentativi al fine di creare delle opere d’arte. Per questo voglio regalarvi una fotografia: le mani di un artista che ha fatto, delle sue competenze, una passione lavorativa.

Raffaella Ippolito

Potrebbero interessarti

  • Antonio

    Hai saputo ben illustrare il momento….. complimenti