La biodiversità: patrimonio, risorsa, attrattore

21 luglio 2016

La biodiversità è una delle qualità intrinseche della natura, rappresenta infatti la condizione naturale di flora e fauna e dell’Homo sapiens sapiens. Il termine, coniato nel 1986, indica un concept che dà valore alle differenze presenti sulla Terra: valore di interesse naturalistico, di interesse agricolo, nel caso dell’agrobiodiversità, e naturalmente valore culturale ed economico. Gli hotspot, zone con significativa riserva di biodiversità, sono fonte inesauribile di materiale per ricerche applicate di genetisti, case farmaceutiche, industrie tessili e alimentari.

La Sardegna ad esempio possiede un patrimonio di biodiversità e agrobiodiversità di grande rilevanza, con il 10% degli endemismi totali dell’area Mediterranea, e zone umide uniche al mondo, tutelate dalla convezione di Ramsar (1971), dove nidifica lo spettacolare Phoenicopterus ruber, e numerose zone (boschi in primis) sottoposte a regime di tutela.

Piante e arbusti come cisto, lentisco, erica, mirto e elicriso conferiscono all’aria il famoso ‘profumo di Sardegna’ immediatamente riconoscibile per chi sbarchi con il traghetto sull’Isola, indimenticabile colonna olfattiva della vacanza.

L’antichità dell’Isola, dal punto di vista geologico, e l’insularità hanno forgiato la biodiversità, insieme alla scarsa antropizzazione e alle attività produttive tradizionali, poco impattanti sul territorio.

Genetisti, demografi e antropologi fisici studiano da anni il corredo genetico dei Sardi, per via del loro relativo ‘isolamento genetico’, per capire la genesi della loro longevità, una delle più elevate al mondo, concentrate nelle famose Blue zone, ma anche più prosaicamente i meccanismi di trasmissione di alcune malattie ereditarie diffuse in tutto il globo.

La biodiversità si riflette sulla vita degli uomini e sulle produzioni agroalimentari; ad esempio il latte ovino sardo in primavera e autunno raggiunge livelli qualitativi di eccellenza grazie al pascolo semibrado degli animali, che brucando le erbe selvatiche, di tante e diverse qualità, rendono il latte e i formaggi naturalmente ricchi di CLA (acido linoleico coniugato).

O ancora: è tradizione tipica delle famiglie dei pastori sardi utilizzare il colostro ovino in eccesso, durante i primi giorni di lattazione delle pecore, per farne una sorta di budino, aromatizzato con zucchero o miele e scorza di limone, sa casada: un prodotto di eccellenza con peculiari qualità nutrizionali e funzionali, da quest’anno PAT (Prodotto Agroalimentare Tradizionale).

Ecco la agrobiodiversità, con elementi distintivi e peculiari culturali: in Sardegna esistono diversi centinaia di ecotipi vegetali, ortive, frutta, legumi, come sa pompìa (Citrus limon var. pompia) da cui si ricava un dolce, presidio Slow Food, o le innumerevoli cultivar di fagiolo, concentrate a Tiana e Terraseo, frazione di Narcao, da cui si ricavano zuppe con le paste locali, come tallarinus e frègula.

La Sardegna è anche terra di vitigni minori, biodiversi, in alcuni casi derivati direttamente dalla vite selvatica, abbondante sull’Isola, come il Cannonau. Vitigni come Cagnulari, Bovale, Semidano, Nuragus, ed altri, che con le proprie distintive caratteristiche organolettiche, espressione dei terroir in cui allignano, rendono unici i vini, caratterizzandoli in modo univoco e speciale.

Così la biodiversità finisce anche in pentola e diventa, in molti casi, un elemento distintivo e un attrattore turistico per il turismo culturale e enogastronomico. Quest’ultimo, in crescita, è un turismo solitamente rispettoso delle comunità ospitanti, che cerca borghi ospitali, artigianato e prodotti agroalimentari di qualità, un turismo sostenibile e responsabile che non è estivo, rapace e veloce ma predilige tutte i mesi dell’anno, purché siano scanditi da eventi e manifestazioni interessanti, come sono già diventati Carnevale e Settimana santa.

Intendiamo un turismo slow, che ha voglia di dialogare con le comunità locali e predilige piccole strutture, come B&B, alberghi diffusi, hotel di charme; ci riferiamo a turisti che desiderano conoscere la cultura locale attraverso le botteghe artigianali e le strutture ristorative, gestite artigianalmente, dove il cibo è autentica espressione del territorio e della cultura gastronomica locale.

La biodiversità infatti comprende anche le ricette di pietanze che sono intimamente e peculiarmente locali, pensiamo per la Sardegna a su pani frattau, con il pane carasau, pecorino, salsa di pomodoro e uovo, a sa burrida, con gattuccio di mare, aceto e noci, e ancora le oltre 130 tipologie di dolci, dalla celebre seada, con ingredienti che parlano della cultura millenaria sarda, due dischi di pasta di grano duro che racchiudono un cuore di formaggio dolcificato con miele, tradizionalmente fritta con lo strutto, alle pardulas, alle pabassinas, ai mostaccioli di Oristano, ai sospiri di Ozieri, al gattò, croccante di mandorle su foglia di limone, al torrone, ai candelaus di Quartu Sant’Elena.

Consideriamo sa carapigna di Aritzo, antico sorbetto al limone, interamente fatto a mano, ancora oggi presente alle centinaia di manifestazioni religiose e popolari, festival musicali, letterari, artistici e alle sagre che scandiscono l’anno sull’Isola.

La regione mediterranea è, nel suo complesso, la principale destinazione turistica mondiale, anche se con notevoli differenze al suo interno. Essa accoglie il 30 % dei turisti in arrivo e riceve il 25 % del reddito globale proveniente dal turismo mondiale.

La biodiversità è certamente connessa anche all’accoglienza e all’ospitalità, e motore di sviluppo locale: nelle cittadine costiere italiane, hub del turismo, come nei borghi, quando da mero patrimonio la biodiversità diventa risorsa, attrattore, elemento valorizzante, quando viene ‘attivata’, attraverso il racconto, la comunicazione, la condivisione, e le nuove forme di sharing economy.

In questi processi Internet può fare moltissimo, perché le Reti digitali costituiscono dei mezzi di diffusione delle informazioni formidabili, e ruolo di Internet nel turismo postmoderno è fondamentale: ormai è strumento imprescindibile per informarsi sulla destinazione, sulle risorse naturalistiche e culturali presenti, per prenotare le strutture ricettive e ristorative, eccetera.

Una volta tornato a casa l’ospite acquista periodicamente beni di provenienza delle località visitate (eccellenze enogastronomiche e manufatti artigianali), per quei meccanismi di nostalgia alimentare, di legame affettivo con gli oggetti, prodotti che veicolano e ricordano esperienze fatte e luoghi visitati, che possono diventare una voce considerevole delle economie locali di paesi italiani e della web economy, vetrina e catalogo dalle infinite potenzialità.

Alessandra Guigoni – Coordinatrice corso di specializzazione in Food Experience, IED e Direttrice collana CIBORAMA – Aracne editore (Roma)

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