Il Montepulciano d’Abruzzo: il classico pugno di ferro in guanto di velluto

28 aprile 2016

Ferax Ceresis, multoque feracior uvae” (ovvero “fertile di grano e ancor più fertile di uva”): così il sulmonese Publio Ovidio Nasone, nel II libro degli Amores (16, 1 – 10) descrive la natia area peligna, terra dove è nato il Montepulciano. In realtà alcuni storici fanno risalire la sua nascita, prima della famosa e devastante fillossera, nella Marsica e precisamente tra Gioia dei Marsi, Aielli e San Pelino.

Il Montepulciano è un vitigno di montagna che ha nella sua dimensione più intima tutto il carattere abruzzese. È storia antica di borghi e gente di montagna, di terroir profondo e inconfondibile, di terra rocciosa e argillosa. Un vino che nasce nell’Abruzzo Ultimo Secondo tra la Majella e il Morrone, da un popolo dedito all’agricoltura, alla pastorizia e alla coltura/cultura della vigna.

La Valle Peligna è al centro di questa tradizione che è diventata regionale fin nelle colline teramane, pescaresi e teatine.

Il Montepulciano è un vino antico che però raggiunge livelli di elevata qualità solo recentemente. Diventa una DOC il 15 luglio 1968, ma solo negli anni ‘80 si rompe il fronte della produzione massiva per passare a un vino di maggiore qualità. Nel 1995 nasce il Consorzio del Montepulciano delle colline teramane e il vino viene riconosciuto come DOCG.

Pensando, oggi, al Montepulciano d’Abruzzo e alla sua sontuosità vengono alla mente nomi di borghi e territori forti e gentili come: Prezza, Vittorito, Ofena, Controguerra, Notaresco, Bolognano, Bomba, Crecchio, Orsogna San Giovanni Teatino, Tollo, Miglianico e tanti altri. Borghi di mare, di montagna e di collina che ci raccontano storie come Villa Gemma, San Clemente, Tatone, Don Giovanni, Fonte Cupa, Perla Nera, Don Bosco, Mirgae, Amir, Scabino, Cerano e tantissimi altri. Nomi di bottiglie scure che raccontano un prodotto, un’esperienza, un’emozione che sa di montagna, un gusto ribelle e maestoso, pieno, spigoloso, un intreccio di difficile lettura che ricorda un sottobosco in cui si percepiscono sfumature umide, di mora, ma che poi si illumina raggiungendo vette inimmaginabili di colore rosso rubino intenso con lieve sfumature violacee; se invecchiato tendente al granato, con profumi di frutti rossi, spezie, intenso, etereo, dal sapore pieno, asciutto, armonico, giustamente tannico. Un prodotto di territorio che si sposa con i sapori abruzzesi come i sughi di carne o l’agnello o i magnifici arrosticini.

E per chi vuole assaporare un vino di carattere ma più delicato, profumato, coinvolgente, l’Abruzzo riserva il Cerasuolo, un rosato che si ottiene proprio dal Montepulciano.

Girando l’Abruzzo per borghi e territori, degustando vino non si può non essere d’accordo con Daniel Thomases quando afferma che il Montepulciano è “il classico pugno di ferro in guanto di velluto”.

E Ovidio sicuramente aveva bevuto Montepulciano della Valle Peligna quando scrisse:

Il vino prepara i cuori

e li rende più pronti

alla passione.

 Enzo D’Urbano

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