I sapori dei borghi

28 aprile 2016

Comincio da Marcel Proust che, con il profumo e il sapore di una madeleine, viene travolto dai ricordi della sua infanzia e alimenta il suo “Alla ricerca del tempo perduto”. E approdo a Massimo Montanari, Professore di Storia Medievale all’Università di Bologna che afferma:

Il cibo e la cucina sono delle grandi metafore dell’esistenza, quindi si prestano particolarmente bene a essere incluse in una narrazione dell’esistenza, a rappresentarla in qualche modo.

Quanti libri e film fanno del cibo e dell’arte del cucinare motivo dominante, trama fiabesca, avvolgente, coinvolgente, argomento di interesse e a volte di seduzione. Pranzi e cene, colazioni sull’erba (anche nell’arte pittorica), rappresentano scene di film indimenticabili. Non solo ristoranti e chef pentastellati, ma anche trattorie e osterie di campagna, piccoli ristoranti difficilissimi da trovare anche con il navigatore, dove i protagonisti (nei film e nella vita vera) finalmente possono abbandonarsi a gustare piatti genuini e sinceri, con ingredienti locali, che danno l’idea di ritrovare una dimensione di tranquilla e a volte meditabonda autenticità.

Eccoli i sapori dei borghi, sapori, profumi e atmosfere che spesso inevitabilmente e con soddisfazione ritroviamo dal nord al sud in questa Italia conosciuta nel mondo anche proprio per la sua qualità e creatività gastronomica, enologica e agroalimentare.

La miscela borghi e sapori è formidabile perché non serve costruirla, c’è già, o quanto meno ve ne è una traccia forte e visibilmente persistente nelle tavole imbandite delle occasioni speciali dove magicamente (dopo ore di dedizione in cucina, in realtà) appaiono piatti apparentemente semplici ma che racchiudono ingredienti spesso introvabili nelle città e ricette che non prevedono la pesatura degli ingredienti ma tanto occhio, pratica, gusto e passione di ospitare.

Queste materie prime locali, a chilometro zero, raccolte magari la mattina presto come succede spesso anche per i ristoratori dei borghi, coltivate negli orti familiari, senza usare prodotti nocivi, formano parte integrante di un desiderio culturale e gustativo di ancoraggio alla propria terra, che non è solo identitario e di attaccamento ai luoghi, ma è fatto anche dalla consapevolezza del beneficio di mangiare quei cibi e non altri, standardizzati e senza personalità.

Nei sapori dei borghi è proprio la personalità a spiccare, fin quasi ad essere esagerata, ma solo per un attimo, fintanto che palato ed enzimi non si rieducano a introdurre sapori e saperi che non possiamo e non vogliamo abbandonare.

Marina Castaldini

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  • Io penso che l’Italia andrebbe valorizzata molto di più dal punto di vista enogastronomico perchè ogni angolo dello stivale ha la sua specialità che il mondo ci invidia