I prodotti tipici dei borghi autentici

28 aprile 2016

L’uomo che mangia è anche l’uomo che pensa: e se non lo è, lo si aiuti a diventarlo.

La crescente presenza nei piccoli centri di gruppi sociali eterogenei sul piano culturale e di provenienza professionale e tecnologicamente attrezzati (telelavoratori, professionisti pendolari, contadini evoluti, esperti di tutela del territorio, ecc.) favorisce la nascita, anche in luoghi relativamente periferici, di piccole imprese di terziario avanzato, le quali offriranno servizi, anche per le filiere produttive locali, che appena poco tempo fa sarebbero stati impensabili lontano dai grandi poli urbani. Si diffonde nei piccoli e medi comuni una figura evoluta di contadino, colto e preparato, tecnologicamente attrezzato, orientato alla ricerca della genuinità del proprio prodotto. In questa collocazione si trovano, anche:

  • giovani nati nei comuni più piccoli, che scelgono di rimanere, anziché andare a cercare lavoro in grandi città;
  • giovani di origine urbana, alla ricerca di un’occupazione legata alla natura e dal contenuto creativo.

I piccoli e medi comuni rappresentano la spina dorsale del sistema delle DOP: il 94% ha ottenuto il riconoscimento di almeno un prodotto DOP. In particolare, il 60% dei piccoli e medi comuni presenta tra 1 e 3 DOP, il 20% tra 4 e 5 DOP e il 14% addirittura tra 6 e 7 DOP. Di questi prodotti a denominazione di origine protetta, il 94% circa rientra nella categoria formaggi e/o salumi. Inoltre, rispetto alla totalità dei comuni con prodotti a DOP, il 75% dei piccoli e medi comuni produce formaggi, il 73% salumi ed insaccati, il 60% è interessato dalla coltura degli ulivi dai quali si ottengono 37 olii italiani a denominazione di origine; e ancora, il 41% produce essenze e il 12% prodotti ortofrutticoli. Inoltre, il 79% di questi comuni è interessato alla produzione di vini pregiati.

Proprio le peculiarità e la qualità produttiva dei territori dei piccoli e medi comuni possono rappresentare un importante fattore di sviluppo e di competitività locale e nazionale: oltre la metà della produzione agroalimentare nazionale, che ha reso celebre il Made in Italy nel mondo, è coltivata in questi territori.

Sono circa 400.000 le imprese agricole localizzate nei piccoli e medi comuni italiani, impegnate nella salvaguardia delle colture agricole tradizionali, nel mantenimento delle tipicità alimentari, nella tutela del territorio dal dissesto idrogeologico, nella tutela del paesaggio.

Con politiche di valorizzazione puntuali ed adeguate, il piccolo medio Comune sarebbe in grado di esprimere, come dimostrano diverse esperienze di successo, la sua capacità (del tutto unica) di offrire al visitatore, escursionista o turista, una risposta alla ricerca di incontro e di relazioni umane, di comunità accoglienti, di tipicità ed identità rispetto alle quali egli possa riconoscersi e con le quali possa compiere esperienze gratificanti.

Le tipicità generano una domanda di turismo esperienziale nei borghi orientata alla qualità: il viaggiatore ad esse interessato ha un livello culturale più elevato, acquista volentieri prodotti di qualità ed ha come priorità quella di agire per conoscere nel profondo il prodotto del territorio e non solo di consumarlo. Le prassi produttive locali, le rappresentazioni legate al cibo, le espressioni collettive di festa e spettacolo basati sulla valorizzazione dei sapori tradizionali presenti in un territorio, sono “patrimonio culturale immateriale” che le comunità dei borghi riconoscono in quanto parte della loro dotazione identitaria.

Questo patrimonio trasmesso di generazione in generazione, è costantemente ricreato dalla comunità in funzione del suo ambiente, della sua interazione con la natura e la storia, e dà, alla comunità stessa, un senso d’identità e di continuità, promuovendo in tal modo il rispetto per la biodiversità e la creatività umana.

Riproduzione riservata

Segnalibro de “Il Manifesto dei Borghi Autentici” (edizione 2015)

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