I giovani sono il futuro del borgo, senza i quali il borgo non ha futuro

7 aprile 2016

I giovani non hanno bisogno di sermoni, i giovani hanno bisogno di esempi di onestà, di coerenza e di altruismo. È con questo animo quindi, giovani, che mi rivolgo a voi. Ascoltatemi vi prego: non armatela vostra mano… Armate in vece il vostro animo di una fede vigorosa: sceglietela voi liberamente purché la vostra scelta presupponga il principio di libertà, se non lo presuppone voi dovete respingerla, altrimenti vi mettereste su una strada senza ritorno, una strada al cui termine starebbe la vostra morale servitù: sareste dei servitori inginocchio mentre io vi esorto ad essere sempre degli uomini in piedi, padroni dei vostri sentimenti e dei vostri pensieri. Se non volete che la vostra vita scorra monotona, grigia e vuota, fate che essa sia illuminata dalla luce di una grande e nobile idea

(Messaggio di fine anno agli italiani del Presidente della Repubblica Sandro Pertini, Palazzo del Quirinale 31 dicembre 1978).

Una grande lezione! Sono passati 36 anni, ma angosce, paure, disoccupazione, soprattutto giovanile, violenze, illegalità diffusa, turbano ancora fortemente il nostro Paese e gli animi dei giovani che davvero necessitano, e questa volta lo dicono loro, di esempi di onestà, coerenza, altruismo e di agire comune anche a livello europeo.

[ …] È dunque fondamentale, in un’epoca di continui mutamenti sociali ed economici, che lo Stato, la Chiesa, la Scuola, l’Associazionismo, i Comuni si prodighino affinché le famiglie tornino ad essere i luoghi in cui principalmente i giovani possano trovare esempi e conforto di crescita interiore, per essere educati ad affrontare la loro vita, sentirsi protagonisti della società, imparare a comprendere, e ad assecondare le proprie propensioni e la propria creatività. Famiglie non rinchiuse in se stesse, né ignorate dalla società, bensì connesse agli altri spazi sociali finalizzati all’educazione delle nuove generazioni. Con una presenza attiva di adulti che non si sentano soltanto osservatori estranei ad ogni cambiamento, bensì aperti al nuovo, al confronto con linguaggi e pensieri contemporanei, creativi, “tecnologici”.

La sfida per tutti, quindi, è quella di promuovere un nuovo modello di educazione assunto come proprio impegno dalla ‘comunità educante’: capace di implicare la famiglia e la scuola e di accompagnare il percorso che pervade ogni giovane: “dall’impulso” all'”emozione”. Dall’emozione si passa al sentimento che non è un dato “naturale” ma “culturale”; e i sentimenti si imparano attraverso la storia, i modelli e le narrazioni., soprattutto tramite le relazioni umane.

Nessuno è mai troppo giovane o troppo vecchio per la salute dell’anima (Epicuro).

Si è rilevato che “I giovani, pensano ai valori di libertà, democrazia, pari opportunità, e ad esempio ritengono che la scuola possa essere un importante agente per il processo di integrazione degli immigrati di nuova generazione” [1]. E se fra i primi posti nei valori dei giovani c’è sempre la famiglia, gli stessi non condannano massicciamente una società multipla e sono al contempo consapevoli della inevitabilità e dell’arricchimento culturale che deriva di una società multietnica sapendo che la mobilità delle persone è un fenomeno in continua crescita. I giovani tendono ad essere creativi, propongono e interpretano i cambiamenti tecnologici, sono in grado di leggere in maniera immediata i nuovi linguaggi, di creare spazi di aggregazione virtuali che consentono di rimanere in contatto con il resto del mondo da ogni luogo, tessere relazioni e creare reti di pensiero e di progetto.

La creatività positiva e dunque costruttiva dei giovani che vivono in piccoli e medi comuni va assecondata per essere valorizzata e spesa a livello locale. Per questo è necessario costruire un sistema di valori intorno alla creatività, in grado di farla comprendere e di farla apprezzare, evitando che sia considerata il capriccio di qualcuno o un radicale desiderio di rottura. Tuttavia occorre che i nostri giovani scelgano di esserci, di restarci, nei borghi: un obiettivo irrinunciabile e prioritario.

Occorre quindi lavorare nei borghi autentici affinché la creatività giovanile possa rivolgersi anche verso i settori tradizionali che compongono il paesaggio locale e che tutt’oggi sono ad alto potenziale di crescita economica, quali l’agricoltura, la zootecnica e le trasformazioni agroalimentari; la pulizia, la manutenzione dell’ambiente e dei boschi e il riuso dei materiali. Sono settori nei quali localmente la creatività potrebbe essere assecondata e aiutata da vecchi saperi, storie e ricordi in grado di spiegare processi e decorsi della natura, accelerando l’integrazione dei giovani al progetto di futuro delle comunità. Anche questo è un modo per superare il baratro inter-generazionale.

Per aiutare le idee a maturare ed a dispiegarsi sarà necessario il dialogo e lo scambio anche con reti relazionali esterne al territorio e per questo è cruciale il web, così come lo sono i programmi di mobilità giovanile nazionali e della UE, nonché il servizio civile nazionale; ma sarà necessario costruire dei momenti ad hoc di dialogo, confronto, dibattito a livello locale in grado di far incontrare e cooperare le diverse generazioni.

La creatività, nei borghi autentici, va assecondata così come lo scambio di energie e idee. E per questo motivo i borghi autentici chiedono proprio ai giovani di aiutarli a costruire insieme a loro il progetto di futuro delle comunità locali.

Riproduzione riservata

Segnalibro de “Il Manifesto dei Borghi Autentici” (edizione 2015)

***

[1] Io e gli altri: i giovani italiani nel vortice dei cambiamenti, ricerca promossa dalla Conferenza dei Presidenti dell’Assemblee legislative delle Regioni e delle Province autonome

Potrebbero interessarti