I Borghi nel Tempo: Thamis-Masullas

22 maggio 2018
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Terzo giorno

I Borghi Autentici non sono solo luoghi dal fascino suggestivo, sono anche meravigliose macchine del tempo in cui può capitare di attraversare vicoli che permettono un balzo nel passato di almeno 400 anni e poi tornare al presente appena voltato l’angolo, perché magari il centro storico è finito e un magnifico murale ci riporta all’arte contemporanea. Ma pensare che il segreto del potere evocativo dei borghi sia solo in ciò che si vede, nella bellezza dei suoi vicoli e delle sue case di pietra, è un errore. Il viaggio che ho compiuto tra i borghi in Sardegna mi ha fatto scoprire che il potere evocativo è, in realtà, soprattutto nelle persone che li abitano ed è talmente potente da poter far vedere anche ciò che era e non esiste più.

L’itinerario che mi hanno proposto le ragazze dell’associazione Mariposas de Sardinia coinvolgendomi nel progetto Sensitour prevedeva infatti anche borghi che non esistono più. Borghi scomparsi di cui nemmeno le mappe conservano traccia. Quello che a prima lettura pareva un viaggio surreale quanto un’utopia, si è rivelata un’esperienza non solo possibile, ma illuminante.

Il progetto – realizzato col sostegno della Fondazione di Sardegna, dei Comuni coinvolti e di alcune realtà locali – mira a far conoscere i territori della Sardegna più autentica attraverso itinerari sensoriali e lontano dai percorsi più battuti raccontandoli sui social e attraverso le produzioni visive dei Lifestill Collective che tra il 26 maggio e metà luglio saranno esposte in una mostra itinerante da Mogoro sino all’Orto Botanico di Cagliari, per i principali borghi coinvolti.

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L’itinerario dedicato al senso della vista era strutturato come un viaggio nel tempo tra gli antichi e nuovi borghi del Parte Montis, attraversando anche quelli di cui rimangono poche tracce, ma che magicamente hanno preso corpo e vita grazie ai ricordi e alle leggende tramandate dagli abitanti. Sono narrazioni che rendono visibili e valorizzano tracce di un passato che altrimenti scomparirebbe e si intrecciano con la bellezza e le peculiarità dei borghi ancora abitati dove esistono e resistono realtà innovative che si fondono con la tradizione.

Tra le orme del passato e quelle del presente, abbiamo ripercorso secoli di storia trasportati da “cantastorie” locali in un viaggio tra ciò che era e ciò che è, tra ciò che non si vede, ma si ricorda e ciò che è e si racconta.

È la mattina del nostro ultimo giorno di viaggio quando attraversiamo i campi al confine tra il comune di Masullas e quello di Uras e arriviamo ai resti di un’antica Abbazia dedicata a San Michele. I pochi frammenti di muri di pietra sono quel che resta di ​Thamis​, un misterioso borgo scomparso improvvisamente nel XVI sec. dopo essere stato abitato per 400 anni dai monaci Vallembrosiani che coltivavano i campi, producevano liquori, formaggi, preparati erboristici e libri.

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Non sappiamo esattamente cosa accadde in questo luogo circondato da frutteti. Che sia stato a causa della peste, della malaria o dell’ennesima incursione dei pirati saraceni, il borgo cessò di essere abitato. Per capire come si svolgesse la vita in questi territori andiamo a ​Masullas, uno dei Borghi Autentici del Parte Montis dove probabilmente trovarono rifugio gli abitanti in fuga da Thamis e dove, in un edificio trecentesco, si trova il Museo “​I Cavalieri delle Colline​”, gestito dalla cooperativa Il Chiostro, dedicato alla storia dell’aristocrazia rurale della zona dal periodo giudicale all’età sabauda. Le rappresentazioni degli stemmi delle famiglie del territorio insignite del titolo nobiliare, le loro armi, oggetti e lettere ci raccontano di come la società fosse organizzata e gestita da potenti famiglie. Ma il popolo come viveva? Per capirlo, usciamo dal museo e andiamo a vedere ove abitavano, passeggiando tra i viottoli lastricati e le case in pietra arenaria. Ma lo facciamo attraverso un’esperienza sensoriale. La nostra guida è Gabriele Pianu, cieco da 30 anni, e ci porta a scoprire Masullas attraverso il suo modo di vedere il mondo: a occhi chiusi. Ci bendiamo e ci lasciamo guidare dai suoi racconti per scoprire che senza guardare, si possono vedere dettagli che alla vista possono sfuggire. Attraversiamo strade strette e, accompagnate dalla nostra immaginazione e dalle percezioni, arriviamo alla Chiesa della Madonna delle Grazie del XVI secolo che mi ritrovo a scoprire con le mani con cui percepisco la forma del portale e della facciata. È un’esperienza sbalorditiva togliersi la benda e scoprire che ciò che avevo “visto” attraverso i sensi non è molto diverso da ciò che vedono i miei occhi. Compresa la chiesa di Santa Lucia, costruita su un pendio che la rende insolitamente posta come in bilico su due livelli.

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Dopo un buon pranzo a Km 0 nel chiostro dell’antico convento dei frati Cappuccini che durante il periodo della peste venne usato come lazzaretto, dal passato facciamo un salto nel presente. Incontriamo Andrea Casciu, apprezzato artista che, assieme al Comune, la scorsa primavera ha organizzato la prima edizione di Masullas Street Art, una settimana di residenze artistiche, con l’intento di rivalutare il territorio attraverso la forma espressiva tradizionale del murale con l’interpretazione di artisti moderni. Il risultato è sulle pareti delle case della zona più nuova del paese. Un trionfo di colori e disegni ispirati al gallo, simbolo di Masullas. Gli chiedo come abbiano reagito le persone anziane davanti a questa ventata colorata di modernità. La risposta è nella richiesta di due signore ottantenni che gli hanno commissionato il decoro a murale della facciata della propria casa.

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Una dimostrazione in più che i borghi che abbiamo attraversato non sono semplicemente luoghi. Sono comunità ospitali fatte di persone che li rendono unici, vivi e coinvolgenti, persino quando del borgo rimangono solo poche tracce. La scoperta di questo viaggio sono state soprattutto loro, le persone che, aldilà dell’incredibile bellezza suggestiva dei luoghi abitati, sono la vera anima dei borghi e ciò che gli dona un volto. Ciò che, unito alle atmosfere, ti fa desiderare di farne parte. La vera essenza capace di rendere il viaggio che attraversa i loro abitati, più che una vacanza, un’esperienza sensoriale indimenticabile.

Cristina Muntoni

 

 

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