Fermare la perdita di biodiversità: la strategia UE

21 luglio 2016

In Europa quasi un quarto delle specie selvatiche è attualmente minacciato di estinzione.

La biodiversità, ossia la straordinaria varietà di ecosistemi, specie e geni che ci circonda, non solo costituisce una risorsa in se stessa, ma fornisce alla società un’ampia gamma di servizi ecosistemici dai quali dipendiamo, dalla fornitura di cibo ed acqua dolce all’impollinazione, alla protezione dalle inondazioni e così via.

Tuttavia, la biodiversità sta attraversando una fase critica. In Europa quasi un quarto delle specie selvatiche è attualmente minacciato di estinzione e il degrado della maggior parte degli ecosistemi ha raggiunto un’entità tale per cui essi non sono più in grado di fornire i loro preziosi servizi.

È questo l’incipit del documento che riassume la “strategia UE per la biodiversità fino al 2020” (*), strategia che si è resa necessaria, anzi indispensabile, a causa della progressiva perdita di specie che sta causando, oltre a un gravissimo danno ambientale, anche sostanziali perdite socioeconomiche in tutto il territorio europeo.

Tra le cause di questa condizione compromessa spiccano, tra le altre, il cambiamento climatico, lo sfruttamento non responsabile delle risorse naturali e la diffusione di specie esotiche invasive: si è reso così necessario un intervento istituzionale e programmatico dell’Unione Europea che, nel 2011, ha adottato una strategia per arrestare la perdita di biodiversità. Si tratta di un piano che si articola intorno a sei obiettivi principali che mirano, nella loro complessità, “a ridurre le principali pressioni esercitate sulla natura e sui servizi ecosistemici”:

  • dare piena attuazione alle direttive habitat e uccelli;
  • ripristinare e mantenere gli ecosistemi e i relativi servizi;
  • incrementare il contributo dell’agricoltura e della silvicoltura al mantenimento e al rafforzamento della biodiversità;
  • garantire lo sfruttamento sostenibile delle risorse alieutiche;
  • combattere le specie esotiche invasive;
  • contribuire ad evitare la perdita di biodiversità a livello mondiale.

Ognuno di questi obiettivi è tradotto poi in azioni concrete, legate a scadenze temporali, che prevedono la collaborazione dei singoli Paesi membri in partenariato con le principali parti interessate e la presenza costante dei cittadini, che, attraverso azioni di sensibilizzazione, dovrebbero essere sempre più coinvolti in questi percorsi di tutela dei territori. Non ci sono infatti azioni istituzionali o sovrastatali che possono da sole, senza l’intervento capillare delle popolazioni, risolvere problematiche così complesse, problematiche strettamente intrecciate con i contesti di vita delle persone: anche in questo caso, dall’UE partono le direttive, gli Stati membri attuano le strategie rendendole azioni concrete, ma sono le persone a compiere poi queste azioni, ed è per questo che la conoscenza e la consapevolezza sono i primi passi da realizzare affinché gli obiettivi che ci si è posti diventino raggiungibili.

E questo è solo il primo passo: il secondo obiettivo punta ancora oltre, al 2050:

Entro il 2050 la biodiversità dell’Unione europea e i servizi ecosistemici da essa offerti — il capitale naturale dell’UE — saranno protetti, valutati e debitamente ripristinati per il loro valore intrinseco e per il loro fondamentale contributo al benessere umano e alla prosperità economica, onde evitare mutamenti catastrofici legati alla perdita di biodiversità.

La strada è lunga, ma le basi sono state gettate. I risultati dipendono anche da ognuno di noi.

Valeria Zangrandi – redazione Borghi Autentici d’Italia

(*) http://ec.europa.eu/environment/pubs/pdf/factsheets/biodiversity_2020/2020%20Biodiversity%20Factsheet_IT.pdf

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