Cultura, ripartono i consumi ma serve una strategia

11 novembre 2017
cultura-libri

Più spesa, più consumi, maggiore partecipazione e una rinnovata attrattività di patrimonio e territori. E’ quanto emerge dal 13° Rapporto Annuale Federculture “Impresa Cultura. Gestione, Innovazione, Sostenibilità” presentato a Roma il 7 novembre scorso.

Dopo anni di incertezze, la cultura torna a dare segnali di ripresa. Secondo la pubblicazione che ogni anno valuta lo stato dell’arte, i cittadini nel 2016 sono tornati a spendere nel settore 68,4 miliardi, l’1,7% in più sul 2015 e il 7% in tre anni recuperando circa 4 miliardi dopo il crollo dei consumi del 2013. Un vero e proprio balzo in avanti, in particolare, per quanto riguarda la fruizione del patrimonio come musei, monumenti, aree archeologiche che cresce del 22%. Segno più anche per il turismo: nel 2016 gli esercizi ricettivi hanno registrato il massimo storico di arrivi, 116,9 milioni e 403 milioni di presenze. Il settore va bene anche nei primi sette mesi del 2017: arrivi e presenze crescono di oltre il 4%.

Il Paese, dunque, ha alle spalle la lunga crisi che lo ha attraversato negli ultimi anni ma non mancano le criticità.  Dati alla mano, per alcune fasce di popolazione si può parlare di esclusione culturale. Gli italiani che in un anno non svolgono alcuna attività di tipo culturale sono il 37,4%, ma questa percentuale nelle famiglie a basso reddito raggiunge e supera il 50%. Inoltre la lettura in Italia è ancora abitudine di pochi, solo il 40,5% degli italiani legge almeno un libro l’anno e appena l’8,3% lo fa in formato e-book. Un dato che è costantemente in calo da diversi anni: i lettori erano il 46,8% nel 2010.

A livello territoriale, inoltre, persiste il divario nei consumi delle famiglie tra l’Italia settentrionale e meridionale. La spesa media mensile per ricreazione, spettacoli e cultura, a livello nazionale pari a 130,06 euro al mese, è nettamente superiore al Nord con circa 160 euro, seguita dal Centro con 129 euro, il Sud con 90 euro e le Isole con 80 euro. Il confronto internazionale, effettuato su dati 2015, mostra infine come la quota di spesa delle famiglie italiane destinata ai consumi culturali che incide per il 6,7% sulla spesa totale, sia decisamente inferiore rispetto alla media europea pari all’8,5%. Peggio di noi, Lussemburgo, Cipro, Irlanda, Portogallo e Romania (con valori prossimi al 6%), mentre la Grecia resta fanalino di coda con una spesa in cultura pari appena al 4,5% rispetto alla spesa complessiva.

Una fotografia a luci e ombre. Secondo il report infatti: “il momento positivo deve consentire di riflettere sui nodi strutturali del sistema culturale e di intervenire con una impostazione strategica che ponga le basi per uno sviluppo duraturo”. Aumentare la partecipazione culturale dei cittadini e l’accesso diffuso ai beni e alle attività culturali è una priorità chiaramente individuata anche all’interno del volume.

Il messaggio è chiaro: una gestione moderna, efficace e sostenibile del patrimonio e delle attività culturali può costituire l’elemento chiave per lo sviluppo del settore, migliorando la pubblica fruizione, producendo valore non solo economico ma anche sociale nel Paese, innescando dinamiche positive nell’ambito dei territori, con benefici effetti sulla crescita locale e sull’occupazione.

(..) L’impresa culturale ha una mission particolare in Italia per l’importanza del patrimonio, l’evidente necessità di collaborazione tra pubblico e privato e le potenziali ricadute socio-economiche che può generare. Dunque, è possibile fare buona impresa nella cultura, creare nuova occupazione e favorire lo sviluppo dei territori, ma per questo occorre una visione dello sviluppo da parte pubblica che dia luogo ad una governance in grado di individuare e promuovere modelli gestionali innovativi.

Cultura e territorio sono strettamente connessi nell’Italia dei Borghi Autentici. Il capitale territoriale genera valore aggiunto ad un territorio che guarda al futuro con una progettualità innovativa, coraggiosa. Il borgo diventa il palcoscenico di una produzione culturale che mette in rete giovani, operatori e cittadini uniti in uno slancio collettivo verso la creazione di un capitale culturale. Come con il progetto Lampu! finalizzato alla rigenerazione urbana dei luoghi di Calimera, borgo autentico della provincia di Lecce. Qui, la comunità è coinvolta nella realizzazione di laboratori partecipati di design e di valorizzazione, funzionali al consolidamento e all’innovazione del manufatto luminoso della tradizione: il “Lampione”.

SCARICA LA SINTESI DEI DATI DEL REPORT

Potrebbero interessarti