Silanus: con Pasqualino alla scoperta delle meraviglie della natura

14 luglio 2016

Sono le 7 del mattino di un caldo inizio di luglio e tanti abitanti di Silanus, di buon’ora, brulicano già per le vie del borgo. A vederli paiono formiche che sbucano da ogni viuzza, chi con una zappa in spalla, chi sopra un piccolo trattore, chi con la macchina stracarica di attrezzi utili per la campagna.

Pasqualino, un arzillo 78enne, è uno di questi. Fin da ragazzino ha sempre coltivato il suo orto. Per lui l’estate non è la stagione del relax e del mare, ma la stagione dell’orto. Non c’è tempo che tenga, vento o pioggia, caldo o fresco, lui è sempre là, la mattina e la sera.

La vita in un piccolo paese di campagna come Silanus è fatta anche di queste semplici cose. La possibilità di mangiare prodotti sani e genuini e, perché no, di degustare il proprio vino o il proprio olio con la consapevolezza di un valore che non ha prezzo.

Qualche volta, come oggi, ho la fortuna di accompagnarlo in quello che lui stesso definisce “il suo regno”, un fazzoletto di terra in collina dotato di un elemento preziosissimo in Sardegna: una fonte d’acqua.

Grazie ad essa, riesce a coltivare il suo piccolo orticello, che, a vederlo, fa quasi sfigurare ben più rinomati giardini reali di altri tempi. Tutto è in ordine, ogni specie è stata messa a dimora in relazione alla giusta esposizione solare e alla propria necessità idrica. Con grande passione e perizia, coltiva pomodori, fagiolini, melanzane e ortaggi di ogni genere.

Veder crescere una piantina, supportarla quando viene strapazzata dal vento, innaffiarla quotidianamente non è un lavoro come gli altri, ma un vero gesto d’amore. Appena varcato il cancello del suo terreno, gli basta uno sguardo fugace per capire subito se qualcuna di esse ha bisogno di maggiori attenzioni. “Vedi questi pomodori? Qui un merlo ha scavato la terra alla ricerca di piccoli lombrichi e ha lasciato le radici scoperte. Se non le copri subito si rischia di vedere, di lì a poco, la pianta seccare.”

Pasqualino parla delle sue piante come se fossero i suoi figli. Passando tra i filari di pomodori e sotto gli archi dei fagiolini, le controlla una per una, lega i loro rami ai supporti di canna “perché è probabile che nei prossimi giorni verrà di nuovo il maestrale”. Anche lui, come gli altri ortolani del paese, riesce a leggere le condizioni climatiche solamente guardando il cielo e a intuire come sarà il tempo i giorni seguenti, senza mai farsi cogliere impreparato da un evento avverso. La sua schiena, sempre curva a legare le piante, a rincalzare le radici e a estirpare le erbacce, non sente mai la fatica.

Tra un’attività e l’altra trova sempre il tempo per scambiare due chiacchiere. A un tratto mi dice: “Sabato mia moglie Tina va al mare, ma io non ci vado. Sto benissimo qua e mi rilasso”. A vederlo lavorare quasi non si direbbe, ma la sua espressione, quando raccoglie i suoi primi pomodorini e i fiori delle zucchine, dice molto di più delle parole. Me li mostra con l’orgoglio di una persona che ama la terra e la rispetta con riconoscenza per tutti i frutti e le soddisfazioni che essa gli dà.

Vivere in un borgo come Silanus significa anche questo: avere un rapporto continuo con la campagna ti aiuta a capirne l’essenza, a rispettarne i tempi e ad esserle riconoscente per ciò che dona. In questo, Pasqualino è un grande maestro. Dopo avergli fatto notare che un piccolo grillo stava mangiucchiando alcune foglie delle sue melanzane, ha alzato serenamente le spalle rispondendo: “Anche lui ha il diritto di mangiare, in fondo questo mondo è anche il suo”.

Antonio Cabitta, tutor dell’ospite di Silanus

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