Onanì, museo a cielo aperto

7 luglio 2016

Tu hai gli occhi azzurri, i piedi e le mani che sembrano culle: sì, in verità santa, le culle di sughero appese con corde di pelo alle travi delle case di Onanì, sono più piccole delle tue mani.

Così lo racconta in “Colpi di scure” Grazia Deledda.

Onanì è un piccolo paese dell’entroterra sardo incastonato tra i graniti ai confini tra l’alta Baronia e la Barbagia. È uno dei paesi meno densamente abitati della provincia di Nuoro a causa degli intensi fenomeni di emigrazioni del secondo dopoguerra.

Il territorio comunale è molto vasto e si estende per circa 70 kmq: al suo interno si trova anche la colonia penale di Mamome, una casa di reclusione che nota per le opportunità lavorative che offre nel settore dell’allevamento del bestiame e della conduzione di un’azienda agricola.

Il territorio di Onanì è inserito in un contesto ambientale particolarmente pregiato e incontaminato: in alcune zone la presenza dell’uomo è fortemente limitata e questo rende possibile la sopravvivenza di specie faunistiche autoctone come l’Aquila reale e il Falco pellegrino. Inoltre, in questi ambienti dominati dal leccio e dalla sughera, possiamo ancora vedere le antiche dimore dei pastori e del loro gregge “sos Pinnettoso” e “sas Mandrasa”. Tanti sono anche i resti archeologici che testimoniano l’antica presenza di nuraghi, tombe dei giganti e “domus de janas”.

Onanì può essere paragonato a una galleria d’arte a cielo aperto: sono tanti infatti i murales che adornano i muri del paese, molti dei quali dell’artista bittese Diego Asproni e altri dell’artista onaniese Giorgio Bundone; diverse sono anche le sculture che si trovano sperse per il paese, alcune delle quali realizzate dallo scultore onaniese Diego Contu e quattro create durante un simposio di scultura nel 2011 ispirato ai quattro elementi: acqua, aria, terra e fuoco.

La tradizione gastronomica è uno dei punti forti del borgo: qui si possono gustare prodotti tipici come “su pane carasatu”, “s’ischidale” e “sa cuffettura”, preparati con quella sacralità tipica di un tempo ormai perduto.

Nel paese c’è infine un centro multimediale unico, dove è possibile fare un’esperienza interattiva sul territorio con Onanì Expereience: con un tablet e in compagnia del pastore Bachis si andrà alla ricerca dell’antica ricetta del “pane carasatu” andata persa, una fantastica caccia al tesoro di circa un’ora per le vie del paese, un’esperienza coinvolgente alla scoperta delle tradizioni, usi e costumi e unica nel suo genere.

Nicolina Demontis

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