Masullas, il racconto delle tradizioni

30 giugno 2016

Masullas, un piccolo borgo di 1200 persone nel cuore del Parte Montis, sorge a 129 metri di altitudine a Sud del Monte Arci, situato in una delle zone più belle dell’omonimo Parco Regionale. Terra accogliente, territorio ricco di tradizioni, bellezze naturali, storia e archeologia. Racchiuso nelle rigogliose vallate del Parte Montis, Masullas da sempre stupisce per l’importanza del suo patrimonio culturale.

Masullas è una comunità in cui si possono trovare reperti storici, sapori e profumi vigorosi e la cordialità tipica degli ambienti rurali, fatta di piccoli gesti e di un grande senso dell’ospitalità. A Masullas i rapporti umani sono stupendi, le persone ti vogliono bene, non vanno di fretta, non ti dicono un semplice “ciao” ma si fermano a parlare per chiederti come stai. Vivere a Masullas è interessante perché alle tre del pomeriggio si può passeggiare in una piazza immensa e deserta, immobile, lontana anni luce dal caos delle grandi città.

Masullas, con i suoi luoghi, con le sue tradizioni, con le sue sagre paesane, riesce a evocare qualcosa di speciale ed essere l’epicentro di sogni e ricordi.
Vivere Masullas significa rimanere incantati dal verde degli ulivi, dal cielo stellato sopra l’alto campanile, dalle distese di colline intorno alla valle, respirare il profumo dell’aria calda, del fieno, dell’erba ingiallita dal sole. Significa lasciarsi trasportare dai sapori dei piatti tipici e lasciarsi viziare dall’abbraccio avvolgente dei suoi abitanti. Masullas è rossa, vitalità ed energia, proprio come il melograno, frutto che rappesenta il paese.

La comunità ospitale di Masullas mette al primo posto la cultura e i suoi due musei ne sono l’esempio: Il Museo i Cavalieri delle Colline, allestito all’interno del vecchio municipio, racconta la storia dell’aristocrazia rurale formatasi con l’avvento del feudalesimo e le sue implicazioni nell’amministrazione della giustizia, sia civile che ecclesiastica. Il GeoMuseo MonteArci “Stefano Incani” è allestito nei locali dell’ex Convento dei Frati Cappuccini. È dedicato al Monte Arci, ai suoi minerali e alle sue rocce, nelle quali è scritta una storia geologica antica e complessa, raccontata per mezzo di ricostruzioni paleo ambientali e di numerosi reperti.

Visitare il borgo di Masullas regala emozioni indimenticabili in ogni momento dell’anno, anche
grazie a numerose festività religiose e alle sagre che animano il paese, trasportando direttamente le tradizioni antiche nel presente, per farle conoscere non solo alle nuove generazioni, ma anche agli ospiti del borgo.

Oltre che per tutti questi monumenti ed eventi, la comunità ospitale di Masullas è conosciuta in tutta la Sardegna per avere ispirato l’autore anonimo del poemetto satirico “Sa scomuniga de Predi Antiogu, arrettori de Masuddas”. Questo poemetto racconta del sermone fatto dal prete del paese e rivoltoai Masullesi. È possibile che l’autore abbia preso ispirazione da qualche fatto accaduto realmente. Si tratta di una predica con scomunica in versione poetica. Secondo gli studiosi, il poema è stato scritto attorno al 1850. PrediAntiogu possedeva pecore e capre ma un brutto giorno queste animali gli furono rubati. Allora Preidi Antiogu dal pulpito della chiesa scomunica gli abitanti di Masullas per convincerli a svelare i colpevoli del furto. Imprecando e scomunicando, finì per coinvolgere chiunque gli venisse in mente: uomini e bestie, maschi e femmine, giovani e vecchi, santi e diavoli. Sono trascorsi più di cento anni da quel lontano 1879, quando la Tipografia del Corriere di Sardegna in Cagliari pubblicò per la prima volta la Famosissima maledizioni de s’arretori de Masuddas. Successivamente sono state pubblicate tante altre edizioni del poema ben riassunte nel brillante e approfondito lavoro di Antonello Satta pubblicato nel 1983. Diversi i personaggi famosi e gli studiosi che si sono avvicinati alla Scomuniga de Predi Antiogu. Da Antonio Gramsci, che, giudicando il poema carico di “umorismo fresco e paesano”, ne sollecitò alla mamma l’invio in carcere con una lettera del 1927, a Max Leopold Wagner, autore di studi fondamentali sulla cultura e la lingua sarda, che tradusse “SaScomuniga” in tedesco e pubblicò in Germania il capolavoro nel 1942, nella varietà campidanese del sardo e nel contempo in grafia fonetica, favorendone la diffusione presso gli studiosi e nelle università di tutto il mondo.

Alessandra Margiani

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