Galtellì, borgo letterario e di antichi riti

30 giugno 2016

“Sa che la via principale inganna? Non pensavamo che oltre ad essa si nascondesse un centro storico così carino e curato”.

È forse tra le frasi più comuni pronunciate da chi casualmente arriva a Galtellì e raggiunge l’ufficio informazioni accanto alla Casa dell’Ospite.

Posto al centro del Golfo di Orosei, Galtellì sorge in una posizione panoramica, lungo la valle del Cedrino e ai piedi del maestoso Monte Tuttavista che lo protegge dall’alto e lo separa dalle acque cristalline della costa centro orientale della Sardegna. Borgo di epoca medievale, vive nel mondo reale ma anche in quello più raffinato della letteratura: la sua storia, il suo paesaggio, i personaggi e gli stati d’animo sono rimasti impressi dalla penna della scrittrice nuorese Grazia Deledda che qui ha ambientato Canne al vento, il suo più celebre romanzo.

Oggi il borgo, uno dei meglio conservati dell’isola, incanta, con il suo ricco e unico patrimonio ambientale, culturale e storico-artistico.

Le vie acciottolate conducono al centro storico ritrovandosi immersi nel cuore antico del paese che conserva ancora le case di un tempo dalla caratteristica architettura rurale. Portali semplici o decorati, tetti a doppio spiovente, dimore povere eppure incantevoli si affacciano lungo stradine tortuose e silenziose. Il fucsia del buganvillee irrompe sul candido muro dell’antico convento dei frati della mercede, sulla strada che conduce alla piazza principale, quella del Santissimo Crocifisso nella quale sorge l’omonima chiesa. La chiesa parrocchiale che ospita al suo interno la prodigiosa statua lignea del Cristo, oggetto di alcuni eventi miracolosi avvenuti tra il 1612 e il 1629 e ancora oggi meta di pellegrinaggio.

È in epoca medievale, tra l’XI e il XIII secolo, che il paese acquista prestigio e rilevanza. La Cattedrale Romanica di San Pietro (XI sec.) con le sue preziose pareti affrescate e le rovine del Castello di Pontes sono i baluardi di un passato ancestrale e testimoni del potere ecclesiastico e politico dell’antico villaggio medievale. Il patrimonio storico, religioso e architettonico si manifesta nelle numerose chiese sparse nel centro storico, espressioni della forte tradizione spirituale della comunità, che conserva colori, profumi e sapori della vita quotidiana. Il Museo Etnografico, testimone delle antiche usanze della vita pastorale e contadina, ripropone scene di vita del passato con la lavorazione del pane carasau e numerosi laboratori per grandi e piccini.

Interessato dalla tipica macchia mediterranea, il territorio di Galtellì offre una grande varietà di bellezze naturali, dai sentieri del monte in cui poter esplorare e ammirare le rare specie botaniche presenti (tra cui trentadue qualità di orchidee spontanee), alle pareti per il climbing, sino alla conquista del suggestivo monumento naturale di sa preta istampata (roccia forata). Alla sommità del monte svetta la statua bronzea del Cristo realizzata dall’artista madrileño Pedro Angel Terron Manrique.

Natura, storia, arte, fede e tradizioni si fondono e si intrecciano offrendo ai cittadini temporanei occasioni diverse per conoscere Galtellì.

Ogni stagione regala al territorio sapori, profumi e colori diversi capaci di esaltarne l’unicità e l’identità. Ma se c’è un periodo, uno fra tutti, da consigliare, questo non può che essere la primavera e la Settimana Santa in particolare, tra le più coinvolgenti della Sardegna. Fede e tradizione si mescolano in antichi riti di origine spagnola tramandati da secoli dalle due confraternite, Santa Rughe e Sas Animas. Antichi canti religiosi in lingua sarda e latina accompagnano riti del Venerdì Santo di grande partecipazione e commozione come “s’incravamentu e “s’iscravamentu” e il suggestivo rito di “S’Incontru” la domenica di Risurrezione. La Settimana Santa a Galtellì è un’esperienza da fotografare con gli occhi e con il cuore.

Giuseppina Solinas

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