Domos Rujas, l’eterno dipinto

30 giugno 2016

“Vieni! Ti faccio vedere il quadro che abbiamo sul balcone”. Qualche giorno fa una donna della comunità di “Domos Rujas” mi ha accolta con questa frase nella sua casa.

Sono andata subito a curiosare: il quadro era davvero bellissimo e cambiava in continuazione. Non si trattava di un dipinto ma di un quadro naturale creato dal tramonto. Sopra l’azzurro del lago Omodeo, un cielo rosso, giallo, rosa. È un vero e proprio privilegio poter assistere a questo spettacolo che muta ogni giorno.

Le “Domos Rujas”, case rosse, sono una comunità ospitale che prende il nome dal colore della pietra locale, la trachite rossa, l’unica comunità ospitale creata dall’unione di due paesi, Sorradile e Bidonì, piccoli borghi della Sardegna centrale.

Si tratta di un territorio che l’uomo ha scelto come dimora da tempi immemori. Le testimonianze archeologiche dominano assolute in questo luogo che da sempre ha rappresentato un punto di passaggio e di ristoro per la sua posizione e per la presenza di risorse idriche.

Uno specchio d’acqua infinito accoglie gli ospiti che arrivano in questo piccolo spazio di Sardegna. Si tratta del lago Omodeo che, a partire dagli anni ‘20 del Novecento, è diventato parte integrante del territorio.

Trovare un aggettivo per descrivere questa comunità ospitale nella sua totalità non è poi così complicato: “serenità”.

Salutare chi si incontra è un’abitudine, anche se si tratta di una persona sconosciuta. I ritmi della vita regalano ancora il lusso di fermarsi per chiacchierare, anche di cose futili. C’è ancora il tempo per dedicarsi alla cura profonda delle proprie case e abbellirle con miriadi di fiori riempiendo cosi anche lo sguardo dei passanti.

I visitatori, anche fortuiti, che scoprono questi luoghi rimangono affascinati dallo spettacolo naturale che si presenta ai loro occhi e non mancano di notare il riguardo destinato all’estetica delle strade e degli spazi comuni.

Il tempo è scandito dal tocco delle campane. In prossimità dell’ora dei pasti le strade profumano di sugo, carne arrosto, pietanze prelibate figlie del tempo. Sono infatti le ricette tradizionali quelle che ancora vengono cucinate e assaporate nelle dimore dei due borghi.

I bambini giocano per le strade sotto lo sguardo attento e vigile di tutta la comunità che, in realtà, è una grande famiglia. Durante l’inverno i camini fumano e durante l’estate ci si incontra nel proprio vicinato per prendere il fresco e trascorrere una serata a raccontare di storie passate e presenti.

I momenti conviviali per eccellenza sono le feste che si svolgono nei due borghi durante l’arco di tutto l’anno. Si tratta soprattutto di feste tradizionali (come quelle in onore del patrono) o di sagre durante le quali vengono promossi prodotti locali.

Spesso non ci si rende conto di ciò che si ha tra le mani ma i sentimenti espressi da chi è dovuto andare via parlano chiaro: il cuore rimane sempre ancorato al proprio luogo d’origine. E questi due borghi pare abbiano il potere di rubare anche il cuore di chi non ci è nato ma, una volta che arriva, non vuole più andare via.

Piera Fadda

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