Banari, dove arte, cultura e festa si fondono

30 giugno 2016

Banari, il primo borgo della provincia di Sassari a far parte della grande famiglia BAI, si trova immerso in un paesaggio collinare suggestivo, caratterizzato dalla presenza di boschi, valli e sorgenti; il suo stesso nome potrebbe derivare da ana’ry, ossia sopra i fiumi. Con le splendide Pala ‘e Idda e S’Adde Manna a fare da cornice, i banaresi vivono mantenendo uno stretto contatto con la natura che li circonda, rispettandone i ritmi. È da questo forte senso di connessione con l’ambiente, dalla terra, che trae la sua forza: l’argilla degli storici furreddos, la trachite rossa di cui è fatto e la famosa cipolla dorata, una delle tante eccellenze gastronomiche del posto.

Il paese conserva significativi esempi di architettura rurale come pinnetas, antiche domus de janas e impettiti nuraghi, i quali spiccano tra il verde delle querce, il giallo delle ginestre e il rosa pallido delle rocce. Il ricco patrimonio storico-artistico non è da meno: il suo centro è un delizioso dedalo di stradine e piazze, abitate da sculture e murales, nelle quali non è difficile perdersi ma facile meravigliarsi. MontijuSa Carrelas de Sos Palattos coi suoi edifici signorili, la Fondazione Logudoro Meilogu e il museo di arte contemporanea, Sa CamineraSas Bovedas, le chiese di Santu Larentu e Santu Migheli, tra sala ‘e josso e sala ‘e supra: nomi descrittivi che rimandando a un passato glorioso, grandi risorse che strizzano l’occhio al presente. A pochi km, il complesso monastico di Santa Maria di Cea (originariamente Seve), costituito dalla chiesetta romanica ad aula unica absidata, da un cortile interno recintato con pozzo e da alcuni edifici conosciuti come il romitorio (seconda metà del XII secolo).

La cucina banarese punta su cibi semplici e genuini. Particolare non trascurabile, è sia biologica che sostenibile poiché gli ingredienti su cui si basa sono prevalentemente a chilometro zero. I banaresi sono stati educati al rispetto della terra per il suo potenziale: può succedere, infatti, che un avvocato sia allo stesso tempo allevatore… fa parte della tradizione!

Uno dei prodotti simbolo è senz’altro la cipolla dorata di Banari: grossa e piatta, di sapore dolce, è celebrata in sagre e rassegne annuali. Non può poi mancare il pane, con s’ammoddigadu e su fresinu; tra i formaggi più gustosi, si hanno pecorini e regottu mustiu. La salsiccia di tipo Banari è ancora preparata secondo antichi procedimenti; la pasticceria offre dolci per ogni ricorrenza: oltre ai più classici, spiccano anchitortoscotzulas e sa tumbara, delicato flan di latte con un leggero retrogusto di limone.

Il confine tra gastronomia e artigianato è piuttosto labile: i prodotti sono preparati con sapienza e raffinatezza, come piccole opere d’arte. Capita di ritrovarli nei capolavori del Maestro Giuseppe Carta; sono gli ingredienti lavorati da mani esperte come quelle degli storici scalpellini della trachite rossa – contemporaneamente agricoltori – de sos furreddaios, dei falegnami e del giovanissimo pellettiere.

Banari è anche festa – i suoi abitanti, cordiali e accoglienti, non lesinano in fatto di celebrazioni e festeggiamenti: Sant’Antonio a giugno, San Lorenzo Martire ad agosto, la Madonna di Cea e San Michele Arcangelo a settembre.

L’associazione corale Su Cuncordu Banaresu si occupa di diffondere il canto tradizionale sardo attraverso l’organizzazione di due manifestazioni: S’Ammentu de S’Emigradu (fine luglio/primi di agosto) e Boghes e Ammentos (8 dicembre). La Fondazione Logudoro Meilogu e il comune di Banari non sono da meno; due le iniziative di assoluto valore: la rassegna enogastronomica L’arte che Ama la Terra – ormai giunta alla sua quinta edizione, guarda con particolare attenzione alle produzioni del Logudoro e del Meilogu – e Carrelas in Festa – a dicembre l’ottavo appuntamento (2016) con la vetrina privilegiata delle tradizioni e del folklore locali. La Sagra della Cipolla Dorata di Banari, organizzata dall’omonima associazione culturale (luglio), da ben otto anni valorizza e salvaguardia l’unicità del prezioso ortaggio.

Archeologia, arte, cultura e festa si mescolano e si fondono, offrendo ai futuri banaresi contemporanei un’esperienza unica e autentica.

Giovannino Tola

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