Combattere lo spopolamento con la bellezza

5 aprile 2016

“In Sardegna rischia di sparire il comune che ha dato i natali a Emilio Lussu, in provincia di Matera anche Aliano, dove nacque Carlo Levi, è a rischio”

Questo il sottotitolo dell’articolo “La scomparsa dei paesi sulla mappa dell’Italia”, scritto da Antonello Caporale per Il Fatto Quotidiano, articolo che presenta, dati alla mano, la situazione in cui versa l’Italia dei paesi, sempre più stretta nella morsa dello spopolamento.

18 milioni di italiani vivono tra Roma, Milano, Torino, Bologna, Firenze, Genova, Trieste e Venezia; 12 milioni sono invece gli abitanti di nuclei insediativi non compatti, con un massimo di 130.000 abitanti, mentre quello che Caporale definisce “il cuore verde” del paese, la sua parte rurale, vede una presenza di 10 milioni di abitanti di circa 3.000 paesi. Parte da qui l’analisi che l’articolo ci propone, per arrivare a riflettere sulla situazione dei paesi del mezzogiorno interno, che vede a rischio di abbandono oltre 100 paesi nella zona della dorsale appenninica che va dal Lazio alla Calabria, comprese le aree centrali della Sicilia e della Sardegna.

Una situazione drammatica, questa, che mette in pericolo i territori e le popolazioni che li abitano: senza un’inversione di tendenza, molti (troppi) paesi vedranno il vuoto farsi strada, trasformando un luogo che fino a pochi decenni fa era vivo in quelle che vengono chiamate “ghost town”. Città fantasma, borghi di case vuote e strade deserte.

I motivi di questa tendenza all’abbandono sono diversi, primo fra tutti quello che l’articolo definisce “il disagio”. Il disagio di non avere servizi, di vedere le comunità locali doversi arrangiare perché l’ospedale più vicino è comunque troppo lontano, idem le scuole, le poste, perché non c’è internet e i giovani per lavorare devono necessariamente prendere la decisione di spostarsi verso un polo cittadino.

Ma questo disagio strutturale non è l’unica problematica. I soldi a disposizione sono pochi, è vero, ma fondamentale diventano, in questi casi, l’impegno e la capacità degli amministratori locali di lavorare in rete per la qualità. Sì perché questi luoghi, nonostante il progressivo abbandono, non sono luoghi senza potenzialità. Sono spesso paesi che hanno un patrimonio naturalistico e paesaggistico di grande valore, che potrebbe diventare il fulcro di un percorso di valorizzazione turistica che piano piano salverebbe il territorio dall’abbandono. Il paesaggio però non è la sola eccellenza di questi territori: spesso si tratta di paesi con radici culturali e artistiche di grande valore, come Aliano, borgo autentico che dove venne confinato dal regime fascista Carlo Levi, uno tra i tanti esempi di piccoli tesori che non si possono lasciare sparire, dimenticare.

Occorre ripartire, dunque, da queste potenzialità e trovare il modo di far ripartire un’economia che può avere risvolti virtuosi su tutto il territorio.

Interessante, infine, la nota di chiusura dell’articolo, che diventa un importante punto di partenza:

“Dove l’impianto urbanistico è meglio tenuto, si fa più attenzione, si è più partecipi e più indisponibili ad accettare il brutto. Il brutto si cura solo con il bello e l’Istat lo conferma”.

Lavorare per il bello, dunque, per la cura, la condivisione e la partecipazione: solo così si potrà arginare l’abbandono di quelle terre che sono le nostre radici.

***

L’articolo “La scomparsa dei paesi sulla mappa dell’Italia” è pubblicato integralmente a questo link: http://www.antonellocaporale.it/2016/03/21/la-scomparsa-dei-paesi-dalla-mappa-dellitalia/

Potrebbero interessarti