Il cibo orgoglio di comunità: intervista a Ivan Stomeo

16 aprile 2018
Ivan Stomeo presidente associazione borghi autentici d'iatlia

Ho capito che se conoscere è scoprire, riconoscere significa riscoprire: i paesaggi, le persone, le identità, le tradizioni locali. In questo percorso possiamo riconoscere il nostro Manifesto in cui la costruzione di «un presente e un futuro di qualità, sostenibile e innovativo» pone al centro i piccoli luoghi e le piccole comunità. Dove fare comunità significa innanzitutto condividere, politiche e visioni, intorno ad un tavolo. O a tavola.

Il cibo è la chiave che apre le porte più antiche dei nostri borghi e le collega all’oggi e soprattutto allo sviluppo economico del domani. Da qui l’idea di unire il 2018 Anno del cibo italiano così come indetto dal MIBACT e dal MIPAAF con un progetto che veda come protagonisti i territori: ecco quindi l’idea concepita nella nostra Associazione relativa al progetto “Comunità del cibo buono e autentico”. Un progetto con un “ripieno” di sotto progetti, potremmo dire con una battuta visto il tema toccato, che non tratterò adesso nel dettaglio poiché sul nostro sito trovate già tutte le informazioni che vi servono, ma su cui voglio dilungarmi per una breve considerazione.
Credo, infatti, che un cibo o un prodotto agroalimentare non sia per definizione autentico. Per esempio la FAO dà una definizione di cibo sostenibile come rispettoso della biodiversità e dell’ecosistema, economicamente accessibile, sano e sicuro dal punto di vista nutrizionale e non da ultimo eticamente corretto. Per definire un cibo o prodotto agroalimentare autentico, a questa definizione, io aggiungerei “portatore di una storia”. I cibi e prodotti autentici rappresentano le storie di interi territori e comunità, penso ad esempio alle tante generazioni di mondine che hanno lavorato nelle risaie del vercellese, alla guerra del vino dei nostri contadini nelle terre del negroamaro, ai pastori depositari di valori, riti e simboli rappresentativi della Sardegna. Un saper fare produttivo, che trasforma in sapori, la manualità e l’attenzione di una lunga tradizione.
In questo senso l’impegno dell’Associazione Borghi Autentici d’Italia, è assicurato.

Il cibo si lega ad un luogo come “orgoglio di comunità”. Questa emozione emerge nelle iniziative che abbiamo intrapreso in questo Anno del Cibo italiano che culmineranno negli eventi locali durante la Giornata Nazionale dei Borghi Autentici d’Italia, programmata per domenica 30 settembre 2018.

In Italia quasi il 70% dei comuni ha meno di 5.000 abitanti, nella maggior parte dei casi realtà rurali ed a bassa urbanizzazione, percentuali rappresentate anche dai territori presenti nella nostra Associazione. Da un recente rapporto di Symbola e Coldiretti, presentato proprio in occasione dell’apertura dell’Anno nazionale del cibo italiano nel mondo, emerge che c’è un’Italia che sfida la crisi puntando sulla propria identità ed è proprio l’Italia dei piccoli comuni, dei campanili, dei borghi, con le proprie autenticità agroalimentari ed enogastronomiche. Nel Rapporto si legge come delle 293 tipicità (DOP) censite nel nostro Paese ben 270 coinvolgono piccoli comuni. Un dato importante ed oggettivo che porta i borghi, dopo il 2017 anno ad essi dedicato, a ricoprire il ruolo di principali protagonisti delle iniziative del MIBACT e del MIPAAF nell’ambito del 2018 Anno del Cibo.

Per tali premesse ritengo che questo possa essere un anno in cui consolidare e valorizzare l’esistente, ma soprattutto innovare guardando al futuro delle eccellenze e ancor di più al futuro dei nostri giovani professionisti, attraverso la combinazione della tradizione agricola ed enogastronomica locale con le nuove tecnologie e l’e-commerce. Se è vero, come ha evidenziato UNCEM, che l’e-commerce non è solo utile per chi abita nelle aree rurali, bensì è uno strumento che molte aziende agricole e artigiane delle aree interne stanno scegliendo per promuovere e vendere i loro prodotti anche all’estero”. Non solo quindi un 2018 di valorizzazione del Cibo Autentico ma anche un anno di riflessione sulle buone politiche di valorizzazione delle giovani generazioni che vogliono tornare ai propri borghi ad avviare delle attività commerciali e la necessità di un’agenda digitale attenta al superamento del divario digitale delle aree interne.

La realtà dei borghi mi sta insegnando questo: serve pensare al cibo per relazionarsi e per fare Rete. Credo nella rete delle persone che fanno bella questa nostra Italia. Credo nello scambio di esperienze positive, credo nello scambio di buone pratiche per rendere questo nostro Paese ancora migliore. I nostri genitori e i nostri nonni ci hanno lasciato in eredità un patrimonio di gusto che non va disperso. Per questo invito i miei colleghi amministratori, le realtà associative locali e gli enti territoriali che operano nei territori dei nostri borghi a raccontare le proprie esperienze, le buone pratiche e i progetti sul tema del “cibo autentico”.
Quello della Comunità del cibo buono e autentico è un progetto che va narrato e condiviso, come un aneddoto da non dimenticare.

di Ivan Stomeo, Sindaco di Melpignano e Presidente dell’Associazione Borghi Autentici d’Italia.

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