Caro amico ti scrivo… della coesione sociale

7 novembre 2014

Essere parte di una comunità significa avere vivo in sé il senso di responsabilità verso gli altri, che contribuisce al superamento delle disparità sociale, economiche e culturali. Alcune riflessioni sul concetto di coesione sociale

Stamattina, parlando con un amico che opera nel mondo del volontariato da circa vent’anni, il discorso è scivolato sull’analisi dell’ambiente sociale che ci circonda: ne è emersa una comunità che sembra non avere più una coscienza collettiva che manca di coesione sociale, di quei comportamenti cioè che dovrebbero tendere a eliminare le disparità sociali, economiche e culturali.

Tristemente,  egli è giunto alla conclusione che una comunità che non ha vivo in sé il senso di responsabilità verso gli altri e che continuamente pretende senza essere disposta a dare nulla, è una comunità destinata a perdersi e che non merita di essere salvata.

Invece, credo che i processi di integrazione e di coesione, difficilmente realizzabili in modo spontaneo, dovrebbero essere gestiti stimolando il coinvolgimento dei cittadini, spronandoli a mettere a disposizione della comunità il proprio tempo e le proprie competenze, rendendoli protagonisti di progetti, aumentando così il senso di essere parte di una comunità.

Quindi caro amico, non è vero che non c’è più niente da fare, anzi bisogna ancora di più rimboccarsi le maniche per contribuire a creare una comunità coesa dove  liberi individui siano disposti a darsi reciproco sostegno per raggiungere obiettivi comuni.

Invito a leggere alcuni passaggi del Manifesto BAI che forse spiegano meglio quello che intendo dire “…Nel piccolo centro tutti si conoscono, tutti in un qualche modo si frequentano, i livelli di fiducia sono superiori che nelle città,[…] Questo capitale sociale va aiutato ad implementare le sue potenzialità per evitare (o invertire) la tendenza al declino sempre più spesso in agguato. Ma bisogna superare pericoli quali  la perdita di identità locale;[…] la mancanza di partecipazione e di reale contributo dei giovani (e aggiungo meno giovani) alla vita della comunità locale,[…], la contesa politica basata non su programmi, progetti e proposte a confronto ma su livori, competizione interpersonale, desiderio di distruggere quanto precedentemente creato, che non fa evolvere ed anzi mina proprio il concetto della coesione e dello sviluppo armonioso. Per superare  l’autolesionismo di una collettività delegante il proprio benessere a qualcosa o qualcuno […] occorre operare permanentemente per accrescere il capitale sociale attraverso la condivisione di una comune e partecipata concezione dello sviluppo, che non escluda alcuno; la realizzazione di progetti comuni che coinvolgano il maggiore numero di popolazione possibile […]; il dialogo periodicamente riproposto ed il confronto aperto e franco durante momenti di ricerca/ascolto appositamente convocati”.

Come vedi, caro amico, non ci resta che rimboccarci le maniche, come hai sempre fatto e so che continuerai nonostante tutto a fare

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