Buona festa della Repubblica

2 giugno 2016

Sono passati settanta anni da quando, il 2 giugno 1946, si svolse il “referendum sulla forma istituzionale dello Stato”.

Settant’ anni fa, dopo venti anni di dittatura fascista, il popolo italiano fu chiamato ad esprimere in libere elezioni il voto sulla forma istituzionale da dare allo Stato italiano.

Gli Italiani dovevano scegliere tra Repubblica e Monarchia e la scelta avvenne a suffragio universale. Per la prima volta in tutta Italia, anche le Italiane furono chiamate a partecipare alla costruzione di un nuovo modello di Stato, sia come elettrici che come candidate all’Assemblea Costituente.

A tutti quelli che oggi preferiscono disertare le urne, mi piace ricordare che il voto non è sempre stato un diritto esercitabile da tutti e che ci sono dovuti molti anni e troppi morti affinché fosse attribuito a tutti, senza distinzione di censo e di sesso.

La prima legge elettorale italiana è del 1860 e attribuiva il diritto di voto principalmente in base al censo ossia potevano votare ed esserevotati coloro che possedendo un ricco patrimonio e pagavano una determinata quota di tasse. Con tale sistema solo il 2% della popolazione era chiamato alle urne, praticamente solo i latifondisti.

Successivamente, con la Riforma elettorale del 1882, il legislatore rivedeva al ribasso le tabelle di censo e stabiliva che potevano essere iscritti nelle liste elettorali coloro i quali avevano seguito i corsi elementari obbligatori per legge o chi dimostrava di sapere leggere e scrivere davanti a un impiegato comunale all’uopo preposto.

Ma come spesso accade, fatta la legge trovato l’inganno: la riforma in alcuni casi diede l’input per la nascita di scuole per adulti, ma spesso si poté assistere a vere e proprie full immersion il cui unico obiettivo era di insegnare ad apporre la propria firma.

Con il Testo Unico del 26 giugno 1913, venne finalmente eliminato il requisito reddituale e poterono votare tutti gli uomini maggiori di 30 anni e i giovani tra i 21 e i 30 anni che avessero fatto il corso elementare obbligatorio o svolto il servizio militare.

Fu solo con il decreto legislativo luogotenenziale nº 23 del 2 febbraio 1945 che si riconobbe finalmente il diritto di voto alle donne e che fu esercitato per la prima volta, a livello nazionale, appunto  il 2 giugno 1946.

L’affluenza al voto fu altissima: su 28.005.449 aventi diritto al voto, 24.946.878 si recarono alle urne cioè l’89,08 % con il 54,27 % di voti favorevoli alla Repubblica. Le donne votanti furono 12.998.131 contro 11.949.056 uomini.

L’Italia era diventata una Repubblica.

In quell’occasione si elessero anche i deputati dell’Assemblea Costituente che nelle settimane successive lavorarono alla redazione della Carta costituzionale e così furono elette anche le prime parlamentari italiane.

Le 21 Madri Costituenti furono le democristiane: Laura Bianchini, Elisabetta Conci, Filomena Delli Castelli, Maria De Unterrichter Jervolino, Maria Federici Agamben, Angela Gotelli, Angela Maria Guidi Cingolani, Maria Nicotra Verzotto, Vittoria Titomanlio, le comuniste Adele BejCiufoli, Nadia Gallico Spano, Nilde Jotti, Teresa Mattei, Angiola Minella Molinari, Rita Montagnana Togliatti, Teresa Noce Longo, Elettra Pollastrini, Maria Maddalena Rossi, le appartenenti al Partito Socialista Italiano di Unità Proletaria: Angelina Merlin e Bianca Bianchi ed Ottavia Penna Buscemi del partito dell’Uomo Qualunque.

Tutti gli Italiani, uomini e donne furono chiamati alle urne affinché con il loro voto contribuissero alla costruzione di una cittadinanza repubblicana che attribuisse a tutti diritti inalienabili  e obbligasse al rispetto di doveri nei confronti della comunità di appartenenza.

Il 2 giugno 1946 si tentò di fondare una cittadinanza solidale dove ogni cittadino è responsabile della propria comunità.

Ecco perché il 2 giugno è festa: festeggiamo ogni anno la nascita della Repubblica Italiana, nella speranza di fare ricordare a tutti noi che siamo cittadini titolari di diritti, ma anche di doveri verso la comunità.

Tiziana Familiare

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