Borghi intelligenti

19 maggio 2016

Ci attende nel breve futuro un impetuoso sviluppo della “economia digitale” che rivoluzionerà l’economia globale in ogni suo aspetto, stravolgerà il modus operandi in pressoché tutti i settori produttivi e trascinerà con sé opportunità economiche e modelli di sviluppo imprenditoriale e sociale inediti. La riduzione progressiva dei “costi marginali” modificherà l’economia e la vita sociale e, in questo contesto, creerà il “commons collaborativo”[1] ovvero un nuovo paradigma economico in grado di ridurre la disparità di reddito, rinnovare i fattori negativi della vita nei piccoli e medi comuni più isolati e generare una società ecologicamente più sostenibile.

In questo quadro generale prende forma la logica “smart” nelle nuove politiche di sviluppo urbano e locale. Nata come iniziativa dell’Unione Europea per incrementare l’efficienza energetica delle città, la dimensione smart ha, ormai, assunto una valenza più ampia ed è da intendersi come opportunità di sviluppo economico, sociale e culturale che faccia dell’innovazione il perno del proprio organizzarsi, facendo leva sui temi dell’ambiente, dell’accessibilità e della sostenibilità.

Si tratta, spesso, di iniziative che sono declinate sulle grandi dimensioni (in termini di demografia, estensione, insediamenti produttivi, altro) quando non fortemente condizionate dalla necessità di investimenti in tecnologia: fattori questi sicuramente non proponibili per la maggior parte dei piccoli e medi comuni.

Per consentire, allora, che iniziative “smart”, sempre più contemplate nella programmazione nazionale e regionale, abbiano ricadute positive e reali anche per territori e comunità dei Borghi, risulta necessaria la messa a punto di una adeguata prospettiva strategica e di un approccio d’intervento calibrato sui fabbisogni e le specificità di queste realtà : un approccio “pragmatico”.

È solo questione di volontà politica: dopo decenni di danni all’ambiente, di disordine urbanistico, di folle consumo del suolo e di crescita irresponsabile, ora ci sarebbero tutte le condizioni per salvaguardare l’ambiente e mettere così il pianeta in sicurezza, ripartendo da logiche di sviluppo compatibili con la fragilità e la complessità dei territori e rallentando i cambiamenti climatici.

È una “visione” nuova, consapevole e responsabile.

Occorre ripensare ai parametri della crescita; il capitale naturale (acqua, terra, aria pulita ed ecosistemi) deve entrare nei bilanci degli Stati, delle Regioni e, quindi, dei Comuni tramite una seria e trasparente “Rendicontazione Sociale”.

Come tutte le forme di capitale, richiede investimenti, manutenzione, sana gestione e lungimiranza strategica.

Riproduzione riservata

Segnalibro de “Il Manifesto dei Borghi Autentici” (edizione 2015)

 

[1] Jeremy Rifkin, a proposito di economia sostenibile.

 

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