Bisogno di…narrazione

24 settembre 2014
borghi autentici

Non siamo certo i primi a parlare di percorsi della narrazione nel turismo. Narrare e narrarsi può significare mettere in risalto le proprie vocazioni e ricercarne delle nuove e contemporanee. Memoria e  narrazione permettono di ricostruire la storia dei luoghi, di dare un senso alla vita quotidiana, di ritrovare e ritrovarsi e di accompagnare i turisti alla scoperta dei luoghi.. Ma non solo i turisti o meglio i cittadini temporanei, anche i “nuovi residenti”, quelli per intenderci che non sono nati lì, venuti ad abitare i “nostri” borghi, frazioni, piccole città per svariati motivi e con diversificate aspettative e bisogni individuali.

Identità e narrazione. Narrare cosa?

Il quotidiano nel quale viviamo, come afferma M. Blanchot nel suo saggio “La parole quotidienne”, “sempre e necessariamente senza accorgercene”, quel qualcosa che “sfuggendo perennemente alla riflessione cosciente, permea silenziosamente le esistenze d’ognuno di noi”, o narrare quella che viene oggi definita genericamente identità dei luoghi?

Quale identità, quella passata e narrabile solo dagli autoctoni, che però corrisponde spesso con un mondo che non c’è più e che troppo di frequente, assume caratteristiche di mero folclore, o quella odierna, vissuta forse in modo caotico, con troppa individualità in un mix di culture, bisogni, stili di vita e alla ricerca di certezze, di un benessere apparentemente irraggiungibile?

Un tempo l’identità personale evidenziava un rapporto e un confronto costante con l’identità collettiva, contribuiva a individuarla, a costruirla e a farne parte; l’essere degli uomini, dell’ambiente, della natura, il loro agire e costruire, formava l’identità. Oggi questo legame risulta spesso troppo sfumato e se tuttavia vi sono luoghi, borghi, dove il collante, le ragioni per vivere e per stare in quella comunità locale, sono evidenti e talmente forti e radicate da risultare invincibili, ugualmente in tante altre piccole realtà del nostro paese ci si interroga sui motivi che potrebbero rendere nuovamente attraente lo stare e il vivere in quel borgo. Ci si interroga inoltre su “quale identità” valorizzare, fare emergere, narrare, recuperare, esibire (?!) volendo aprire il proprio territorio al dialogo e all’interazione con i turisti.

Questa riflessione porta a stabilire  “coscientemente” che costruire una nuova identità collettiva può rappresentare un’opportunità di progresso sociale nonché economico, nel momento in cui la stessa sia interpretata con spirito narrativo.

Narrare il proprio luogo di residenza e in cui si è scelto di abitare,  impone delle scelte collettive, e perciò anche individuali, in grado di contribuire a minimizzare il malessere e l’isolamento dei singoli, intraprendendo la strada dell’accoglienza e dell’ospitalità.

Una “nuova organizzazione” della comunità locale in grado di promuovere un adattamento reciproco fra i luoghi e le persone, di “raccontare la vita che pulsa nella storia”, in grado di riappropriarsi coscientemente delle sorti del proprio ambiente naturale e costruito, traendo spunti e forza dai ricordi di chi ha vissuto sentimentalmente i luoghi.  Luoghi dove “tutti salutano tutti” che parlano di un quotidiano dinamico, organizzato, compenetrato da valori di cittadinanza e di riconoscenza per gli altri.

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