Sui beni comuni possono nascere fiori

21 novembre 2014

Beni comuni, impegno, cittadinanza attiva e comunità di cambiamento, cosa può e deve cambiare nei nostri territori, per supportare gli Enti nel processo di miglioramento della qualità di vita

E’ giunto il momento per diffondere insieme un nuovo modello culturale e di vita sociale”

Manifesto Borghi Autentici d’Italia

Ogni giorno, nella nostra vita quotidiana, usufruiamo del territorio, dell’ambiente, dell’acqua, dell’aria,delle strade, delle scuole, dei beni culturali, dei servizi pubblici, del capitale sociale e di altri beni simili,  beni cioè di cui ciascuno può godere liberamente, ma che sono esposti alla minaccia di un uso egoistico. Sono beni il cui arricchimento va nell’interesse generale e il loro depauperamento va a discapito di tutti: sono  i beni comuni. Oltre alla categoria dei beni privati e alla categoria dei beni pubblici, esiste infatti una terza categoria, quella dei beni comuni, di beni che se arricchiti, arricchiscono tutti e se impoveriti,  impoveriscono tutti.

Questi beni  necessitano di una gestione che si basi su:

  • condivisione
  • responsabilità
  • partecipazione

In modo da garantire a tutti la stessa possibilità di utilizzo e di intervento per giungere in fine ad una società più sostenibile. Una gestione efficiente, innovativa e sostenibile di alcuni beni comuni può essere fatta solo dalla comunità di riferimento in quanto nel tempo ha costruito saperi e competenze che sono stati tramandati di generazione in generazione, e questo legame tra la comunità e i beni comuni fa scaturire conoscenze e pratiche che hanno già di per sé un valore sociale inestimabile. Per gestire al meglio i beni comuni occorre “diffondere insieme un nuovo modello culturale e di vita sociale” occorre cioè  un profondo mutamento che deve investire anche la politica.cittadinanza attiva

Un’attenta gestione dei beni comuni incide inesorabilmente sulla qualità della democrazia poiché dovrebbe portare a una diversa idea che l’Ente Comunale e le altre istituzioni hanno dei cittadini: non più solo portatori di bisogni, ma anche potenziali portatori di soluzioni. I cittadini, se coordinati e stimolati, possono mettere in circolo energie, tempo libero e idee. Ma per realizzare questo cambiamento occorre tempo,  tanta pazienza, una forte predisposizione alla sperimentazione e soprattutto occorre coraggio.

Occorre rendere partecipe la massa di diseguali che sono  tutti quei cittadini che fanno numero quando si tratta di fare leggi ispirate all’austerità, al ripianamento dei bilanci pubblici, ma dei cui interessi  ci si dimentica quando c’è da prendere decisioni reali attraverso la democrazia rappresentativa, in quanto non partecipano a gruppi di poteri forti. Serve una visione politica alta per riuscire a capire che oggi più che mai serve impegnarsi in questo processo di innovazione delle istituzioni.

Gli amministratori dovrebbero creare le condizioni affinchè i cittadini e soprattutto i giovani possano scegliere liberamente di curare, proteggere e conservare i beni comuni per arrivare a quella che alcuni definiscono “fioritura delle persone” e al benessere della comunità. I cittadini all’occorrenza dimostrano di sapersi mettere a disposizione della collettività e da ultimo ne sono esempio gli “angeli del fango”, ma occorre passare dall’emergenza alla normalizzazione di comportamenti che risultino ad ogni livello responsabili nelle pratiche di vita quotidiana per ottenere il cambiamento  prospettato.

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Se i nostri amministratori avessero il coraggio di costruire  “Comunità di Cambiamento” si potrebbe vivere in un Paese migliore.

Ma quanti amministratori hanno il coraggio di porre i cittadini nella condizione di esercitare in modo più diretto il potere sovrano del popolo e non solo attraverso la delega?

Quanti sono disposti ad incentivare lo spirito di sussidiarietà inducendo i cittadini a collaborare, a mettersi insieme per organizzare dal basso una risposta a problemi di dimensione collettiva?

Foto: economiaepolitica.it – gazzettadasti.it

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