3650 giorni, “Zia Minuccia”.

30 settembre 2015

Eccoci con l’appuntamento del mercoledì con i racconti tratti da “3650 giorni, memorie di un Sindaco di paese” di Michele Miglionico, questa volta con Zia Minuccia. Zia Minuccia Una mattina si e una mattina no, di buon’ ora arrivava in comune Minuccia; un’ anziana vecchietta, dai capelli bianco avorio, dall’animo combattivo e dai ferrei ricordi. Prima di inoltrarmi nel racconto della storica mattinata, tengo a sottolineare che, con un fare astuto e commediante, era riuscita, in una smielata conversazione, a “rubare” il numero del mio cellulare a Rosalba, una collaboratrice del comune e capitava spesso che la Zia mi desse la sveglia mattutina. Tornando alla storia infinita di Zia Minuccia, è fondamentale, o meglio ancora necessario, premettere che la signora, che viveva sola da ormai molti anni, dopo il terremoto del 1980 aveva dovuto ricostruire la casa in cui viveva, e stando a quanto lei affermava, non tutto era andato per il verso giusto in quanto e a dir suo, dopo la ricostruzione della casa lei non si ritrovava più la stessa superficie della vecchia.

da pianeta donna

da pianeta donna

Il cantiere, durante il suo corso, aveva subito diversi cambi di ditte e per sopraggiunti motivi, anche la direzione dei lavori in corso d’opera aveva cambiato più volte tecnico. Ricostruire pertanto le varie fasi della vicenda non era cosa facile, ma per lei che aveva memoria storica, tutto filava, e così una mattina, come accadeva spesso, la Zia era arriva in Comune prima di me e stava aspettandomi intrattenendosi a parlare con Maria, un’altra colla- boratrice del Comune. Nel frattempo era arrivato anche io e, a dire il vero, non nascondendo un po’ di cattiveria, avendo sentito e riconosciuto la sua voce, invece di entrare nel mio ufficio per la porta che comunica con l’ufficio della Signora Maria, in punta di piedi, faci il giro dall’atrio principale ed entrai dal lato opposto, chiusi la porta pian piano e in massimo silenzio presi a sedermi alla scrivania; dovevo correre a Potenza per una riunione all’acquedotto Lucano e purtroppo sapevo che se mi avesse visto la Zia sarebbe saltata la riunione e l’intera mattinata. Così mentre aprivo e leggevo velocemente la corrispondenza del giorno, sistemai la cartella da portare con me e mentre stavo per alzarmi ed andar via, squilla il telefono, accidenti , avevo fatto tutto in silenzio ed avevo dimenticato di avere il telefoni in tasca. Non passarono dieci secondi che si spalancò la porta comunicante con l’ufficio di Maria e con passo lento ed affannato apparve Minuccia, – Buon giorn, ma tu si qua? da dove sei passato, dall’altra porta? Be be meno male ca si vnut che qua oggi bisogna risolvere definitivamente la questione di casa mia. Non potendo più far nulla, mi risedetti, posai le carte di nuovo sul tavolo e per anticiparla dissi: – Zia Minù mi devi scusare ma stamattina proprio non mi posso trattenere molto devo correre all’acquedotto Lucano dove ho una riunione urgente! – a non importa figlio mio, non pensà a lor stamattina devi venire con me a casa mia, io ho trovato lo stato di fatto (il disegno in pianta della sua abitazione prima della ricostruzione) e tu mò prendi sotto da Pasqualino il progetto attuale che dobbiamo controllare centimetro per centimetro. – ma è impossibile, io devo partire immediatamente. – no no stamattina vien pur si trem! E così senza sentir ragioni si appoggio al mio braccio e mi tirò per dirigerci verso casa sua che dal Municipio non distava molto però per lei che camminava con molta difficoltà, la ripida salita non era impresa facile, e così pian piano, con la massima lentez- za, mentre continuava a raccontare la storia della casa (fatti ed aneddoti a me ultra noti) arrivammo a casa sua. Arrivati a casa trovammo il famoso stato di fatto ben stirato sul tavolo della cucina e ci ricordammo immediatamente che avevamo dimenticato di prendere il progetto reale da Pasqualino. Così chiamammo il tecnico che con garbo e gentilezza, prima del previsto, arrivò da noi con il famoso progetto. Io liberai Pasqualino dalla riunione con la Zia e rimasi solo ad assecondare la sua ormai fissazione; mi dispiaceva molto di come viveva questa questione la signora Minuccia; non importava più di tanto sapere se era vero o meno che mancavano pochi metri di casa, se le stanze erano di pochi centimetri in meno, ne tanto meno se la finestra era più stretta di quella di un tempo; leggevo nei suoi occhi un attaccamento viscerale a quella casa che era la sua vita e la vita della sua vecchia famiglia. Per più di un’ora, con una lucidità strabiliante, mi descrisse per l’ennesima volta il progetto precedente alla ricostruzione, le posizioni delle stanze e tutto il resto, poi combaciammo i metri quadrati della superficie della vecchia casa e quelli dell’attuale e sempre secondo lei, mancavano all’appello 3 metri quadri; mi permisi di dire: – Zia Minù ca si pur foss, per 3 metri vuoi perdere la tua serenità? A no, no no, devi sapere che mio padre era un grande comunista e io sono cresciuta nell’educazione dell’onestà e della verità, non conta 1 metro, 2 o 100, la cosa che conta che ognuno deve avere il suo, cio ca la spett! Non mi aveva mai parlato del padre comunista, quella mattina volle farlo e come se non bastasse, mi preparò un caffè, prese un vecchio cartone di scarpe dove conservava delle vecchie foto di famiglie e mi fece vedere il “famoso” padre, mi racconto mille storie del tempo che fù, poi con le lacrime agli occhi mi disse: -Michè, so vent anni che aspett giustizia e mo ca c’è nu Sindaco comunist come a mio padre nemmo la posso avere? A no! Io non risposi, anche perché non sapevo quale fosse la giustizia in quella tortuosa vicenda, ma con una forte dose di malinconia mi alzai, salutai e andai via, ormai si era fatto tardi e la riunione era saltata. Rientrai a casa e incontrando mia mamma (anche lei spesso bersagliato dalle telefonate di Minuccia che cercava me a casa sua) sull’uscio del portone, le raccontai la cronaca della mattinata non nascondendo nemmeno a lei la tristezza che mi aveva lasciato. Dopo poco tempo Minuccia si ammalò, la vecchiaia segnò il tempo e dopo nemmeno un anno passò a miglior vita, trovando probabilmente in cielo quello spazio che cercava in terra.

Roll_Up_Michele

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