3650 Giorni, Un difficile rientro

14 ottobre 2015

Eccoci, puntuali con il nostro appuntamento che vede uniti Michele Miglionico e il suo meraviglioso libro, che parla di realtà, di realtà meridionali, di realtà di piccoli comuni.

Un difficile rientro
L’amministrazione Comunale di San Giorgio Lucano ha formulato
un invito ufficiale al Comune di Satriano in occasione di un
progetto sui murales.
Io, in qualità di Sindaco di “Satriano paese dei murales”, ebbi un
particolare invito perché considerato l’esperto della materia e
dunque colui al quale rivolgersi per qualche consiglio.
Del resto, Satriano di Lucania è considerato il paese dei murales
della Basilicata. Esso è persino denominato “la capitale dei
Murales del Mezzogiorno” con le centinaia di splendide creazioni
per le quali è gemellato con un altro importante paese della
Calabria: Diamante, in provincia di Cosenza, anch’esso costellato
di murales.
Sino ad allora San Giorgio Lucano era per me un paese poco più
che sconosciuto: “Dove si trova esattamente?” -Mi chiedevo- “È
più o meno vicino a…?” Insomma, devo confessare che la conoscenza
geografica della mia regione fino a quel momento era
piuttosto modesta. Tuttavia, dopo l’esperienza da sindaco, credo
di aver pienamente colmato questo vuoto di conoscenza giacché,
durante i dieci anni del mio mandato, mi è stata data l’occasione
di visitare tutti e 131 comuni di cui si compone la Basilicata.
Donato, questo il nome del collaboratore, è un uomo dal carat-
tere piuttosto taciturno. È tuttavia una figura rassicurante e, quindi,
accettai di buon grado che mi accompagnasse.
Nonostante l’incontro con le autorità locali fosse stato fissato per
il tardo pomeriggio, decidemmo di anticipare un po’ la partenza
perché volevo-ma credo sia più corretto dire volevamo- approfittare
dell’occasione per conoscere un po’ quel territorio che non
ci era noto.
La distanza tra San Giorgio Lucano e Satriano di Lucania effettivamente
non era eccessiva. Malgrado ciò, noi impiegammo circa
due ore per arrivarci. Scrutammo ogni panorama, ci estasiammo
per ogni particolarità che incontravamo lungo la strada, scoprimmo
insomma quanto bello e caratteristico fosse il territorio di San
Giorgio Lucano.
Eravamo quasi arrivati e già incominciai a programmare il ritorno,
non fosse altro che per capire se potessimo o meno adempiere
a più impegni previsti per la serata. Quindi chiesi:
– Donato, considerato che per venire ci abbiamo impiegato due
ore, al ritorno, certamente ne impiegheremo di meno, vero?
Faremo in tempo per partecipare alla festa a Satriano?
Questi, con la certezza che lo contraddistingueva, mugugnò qualcosa
e poi rispose:
– Secondo me, se qui finiamo per le ore 19,00 o al massimo
19,30, noi siamo a casa per le 21,00, o al massimo le 21,30.
Poi, si sa che il ritorno è sempre più facile, la strada ormai la
conosciamo, panorama compreso, impiegheremo forse poco
più di un’oretta-.

paesaggio31
A dire il vero, ebbi qualche perplessità sulle sue previsioni quindi,
per sicurezza, preventivai, anche per il ritorno, circa due ore.
Giunti finalmente in quel di San Giorgio, fummo ricevuti in modo
caloroso ed affettuoso, sembravamo tanti amici che si ritrovavano
insieme dopo un bel po’ di tempo e, anche se in realtà non
ci eravamo mai prima conosciuti, era scattato tra noi quel consueto
legame solidale che accomuna i Sindaci dei piccoli paesi.
All’accoglienza fece seguito la cerimonia pubblica, sempre all’insegna
dello spirito amichevole e della cordialità; il programma
prevedeva la visita e lo svolgimento della manifestazione in un
bellissimo monastero.
Lì potei portare il saluto del popolo satrianese a quello di San
Giorgio ed esporre l’esperienza che il Comune aveva fatto nel
gestire il “Paese dei Murales”. Dissi che:
Satriano aveva la fortuna di ospitare sui suoi muri opere di
grandi maestri, le loro importanti firme erano state -e lo sono
ancora- il richiamo per molti turisti.
Attraverso i nostri murales, raccontiamo la nostra storia, le
pagine del “libro” di Satriano sono disegnate sui muri delle
sue case.
Fu davvero una cerimonia bella e suggestiva dopo la quale mi
sentii legato, anche nelle occasioni seguenti, a quel paese.
Finiti i convenevoli di rito, io e Donato partimmo alla volta di
Satriano. Erano le 19,00, proprio come avevamo previsto.
Tra un silenzio e un “quasi soliloquio” perché Donato, come
detto, è di poche parole, si erano fatte le 20,00. Dopo un’ora di
viaggio chiesi:
– Donà, tutto bene? Ora dove siamo? Io ho l’ impressione che non
abbiamo mai imboccato la strada maestra, la provinciale.
Donà, tutto tranquillo?
– Tutto tranquillo, Sindaco-.
Dopo aver goduto di qualche breve panorama al buio o meglio
illuminato solo dalla luna, riguardai l’orologio e notai che si erano
fatte le 21,00 e innanzi a noi c’era buio assoluto.
Il paesaggio notturno si era trasformato in paesaggio da incubo,
capii che Donato aveva smarrito la strada, anzi, non l’aveva mai
imbroccata e chissà dove ci trovavamo.
– Donà, io questo posto non lo ricordo, mica abbiamo fatto
un’altra strada?
– Non lo so, mi sembra che sia la stessa.
Incominciano a vacillare anche le certezze di Donato.
L’orologio segna le ore 22,00, il panorama cambia, ora siamo
sulla riva di un lago. Donato è madido di sudore mentre io sono
letteralmente angosciato nel vedere lui che, tutto sudato, continua
a far manovre. Sono ancor più turbato dal timore di dover passare
la notte in macchina e chissà dove.
– Donà, ma dove siamo ora? Così, più o meno, tanto per avere
un’idea.
– Sindaco, proprio non lo so!
Questo deve essere un posto maledetto.
Disse il mio taciturno autista e continuò:
Ho girato da ogni parte ma la strada proprio non si trova!
Io resto ammutolito. Non nascondo il mio sconcerto nel constatare
la spontanea verve di Donato che, benché fosse sudato, non
aveva perso la sua compostezza. Qualche parola in più del solito
l’aveva pronunciata ma non ero poi così sicuro che fossero
rivolte a me, anche se nessun altro era lì in sua compagnia.
Eravamo tornati nel silenzio e io non me la sentivo di romperlo
né di rompere la concentrazione dell’autista.
L’auto avanzava imperterrita, mangiava chilometri, cambiava
senso di marcia, svoltava, si rigirava ma non si fermava mai. Nel
contempo si era accesa un’inquietante lucina di colore arancio sul
cruscotto: era la spia della benzina!
L’orologio ormai segnava le ore 24,00 ma sembrava ormai che il
tempo non avesse più importanza. La nostra sfida era senza
tempo, noi combattevamo -Donato più di me- contro la stanchezza,
lo sfinimento, la rassegnazione. Mentre le immagini
esterne all’auto correvano in senso contrario, noi avanzavamo
irremovibili verso una meta sperata e sconosciuta.
Poi, finalmente, iniziammo a imbroccare la strada giusta, incominciammo
a rivedere, con gioia, i luoghi a noi noti.
All’improvviso, il silenzio, rotto solo dal monotono rombo del
motore, lasciò spazio alle parole di Donato quando disse:
– Sindaco, siamo arrivati a Satriano, giusto in tempo per chiudere
la festa.
Finalmente rilassato, mostrai tutta la mia gioia di essere giunto a
casa dopo tante ore di ansia e Donato, tornato quel taciturno che
era, concluse quella giornata estenuante con una frase proverbiale:
– Ma sì, Sindaco, “basta ca stamm buon”!.

Roll_Up_Michele

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