3650 giorni, memorie di un Sindaco di Paese. M. Miglionico “La nevicata del 2005”.

2 settembre 2015

Torna, come ogni mercoledì Michele Miglionico e il suo 3650 giorni. Oggi con “La nevicata del 2005”.

Buona lettura.

La nevicata del 2005
Nel gennaio del 2005 ci fu una grande nevicata che colse tutti di
sorpresa.
Quella sera ospitavo degli amici con i quali, dopo cena, ci intrattenemmo,
comodamente seduti sulla poltrona a discutere su
argomenti vari, sorseggiando, di tanto in tanto, un buon bicchiere
di vino o una buona grappa secca.
Luigi, il figlio dei miei amici, ad un certo punto ci comunicò l’inizio
di quella che, in seguito, si sarebbe rivelata una delle più
abbondanti nevicate degli ultimi anni.
All’inizio noi tutti la salutammo con gioia quella neve tanto
aspettata.
Quella coltre bianca è la sorpresa che si rinnova, che desta sempre
meraviglia per il suo candore, per la soffice uniformità, per
l’idea del pupazzo di neve nel giardino ed altre siffatte romantiche
visioni.
Intanto la neve continuava a scendere e ad accumularsi, tanto da
indurmi a far battute sulla necessità di chiudere o meno la scuola,
per scherzare con Luigi che se ne stava lì col naso attaccato
ai vetri, mentre con un dito tracciava segni sul vetro opacizzato
dalla condensa che si era creata per la grande differenza di temperatura
tra l’interno e l’esterno. Quasi estasiato da quel fenomeno
naturale pur così consueto, dissi:
– Luigi, mi sa tanto che domani non si va a scuola, Sì! credo proprio
che faremo un’ordinanza di chiusura-.
A quelle mie parole Luigi spalancò i suoi occhi azzurri e con la
gioia del bimbo che sa che l’indomani potrà dormire, sotto le
calde coperte, fino a tardi, mi guardò e con l’esultanza che solo
la spontaneità puerile può esprimere disse:
– Sì, sì, bravo! Che bello!-.
L’indomani e per molti giorni a seguire, Luigi e tutti gli studenti
di Satriano (ma anche di tutta la Basilicata), non andarono
a scuola.
La nevicata durò per diversi giorni, forse per un intero mese.
In quell’occasione avemmo modo di verificare l’efficienza del
piano neve che avevamo approntato in Comune per l’evenienza;
fu messo a dura prova ma funzionò.
Per questa prima grande emergenza agimmo con tutte le forze
disponibili: dai dipendenti comunali ai volontari per liberare le
strade, le porte d’ingresso di molte abitazioni, togliere il ghiaccio
che si formava sulle gradinate.
Il responsabile dell’Ufficio Tecnico che con me aveva messo a
punto l’intero piano neve, non mi lasciò nemmeno per un attimo
e mi seguì nei tanti interventi e sopralluoghi.
Tutti furono impegnati, tutta la comunità si mobilitò.
Io stesso, insieme all’assessore più anziano, spalai la neve lungo
il valico della torre di Satriano. Poi lui, nel pieno della bufera, non
senza rabbia, abbassò la sciarpa per liberare la bocca e sfoggiare
il suo bel sorriso. Quindi, memore anche di quando gli avevo
confidato che spesso sognavo e aspettavo tanto la neve, mi disse:
– Sei contento adesso? Hai visto finalmente la neve?
Ancora ti piace?
E adesso spala che la strada è lunga-.
Trascorremmo diversi giorni così, sempre in mezzo alla neve,
cercando di risolvere le tante emergenze, le tante richieste di
aiuto che, volta per volta, si presentavano.
Malgrado tutto, furono giorni indimenticabili fatti di stanchezza,
manifestazioni di solidarietà ed amicizia, problemi e soluzioni dei
problemi. Furono soprattutto giorni di freddo, tanto freddo, miti-
gato però dalla vicinanza di quel calore umano che man mano si
rinnovava, mentre affrontavi l’ennesima emergenza e il conseguente
soccorso.

Roll_Up_Michele

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