“3650 Giorni, Memorie di un Sindaco di Paese” di M.M “Firmare un atto importante”

19 agosto 2015

Salve,

quest’oggi come ogni Mercoledì ci ritroviamo per l’appuntamento con l’avvincente libro di Michele Miglionico “3650 Giorni- Memorie di un Sindaco di Paese”, oggi facciamo focus sul terzo racconto tratto dal libro, intitolato “firmare un atto importante”. Buona lettura a tutti!

Firmare un atto importante
Il sindaco, alla prima riunione di maggioranza, tra un inevitabile
brindisi fatto con tutti i nuovi eletti, riceve auguri, indicazioni,
direttive, consigli dall’assessore anziano e tante raccomandazioni.
Tra queste iniziali espressioni di rito, si collocano anche le prime
modeste attività, come quella di autorizzare la stampa della nuova
carta intestata, il nuovo timbro di cui dotarsi e cose di questo
genere.
Tra i tanti compiti tipici di un sindaco ci sono anche alcune stranezze
o atti che mi erano per lo meno insoliti.
Una di queste stranezze è stata una telefonata, ricevuta quando
ancora echeggiavano nelle mie orecchie i fragori dei festeggiamenti.
Una telefonata che definirla strana sarebbe molto riduttivo.
La discussione col mio interlocutore si svolse più o meno in questi
termini:
– Pronto è il Comune? Sindaco! Sei il sindaco?-
– Sì, sono il sindaco, ma con chi parlo?-
– Qui io …, il Comune, insomma, sono Rocco, l’impiegato-
– Ho capito, lo interruppi, come mai sei ancora in ufficio?
dovresti essere già a casa. Comunque, perché mi hai telefonato?
– Ebbene io … stavo per uscire quando è arrivato Tonino L.
che, tutto concitato, mi ha detto che lì, in “campagna”, dove
abita lui, c’è una vacca morta che va rimossa, in pratica
infossata e quindi vi ho telefonato perché è necessario che
veniate qui in comune per firmare il certificato di seppellimento
che ho già provveduto a stilare dopo aver effettuato
tutti gli altri adempimenti….. perciò manca solo la vostra
firma.
Prima venite e prima ce ne andiamo.
Rocco si era dimostrato un ottimo impiegato che con alto senso
del dovere aveva già pianificato ogni cosa per la soluzione del
problema.
Pensando che lo scopo del mio impegno politico sia quello di
rimuovere tutto ciò che è di ostacolo al benessere comune e che
non si debba mai rimandare niente a discapito degli altri, ma
ancor più, non volendo approfittare della disponibilità di Rocco,
comprendo che seppellire una vacca morta è un intervento d’ordine
sanitario prima d’ogni altra cosa. Dunque il problema dell’affossamento
andava risolto subito. Tanto più perché era sufficiente
una semplice firma, come affermava il solerte impiegato.
Così, dopo un normale adempimento burocratico, di puro passaggio
di competenze, ho firmato il provvedimento.
Confesso, però, che non avrei mai immaginato che avrei apposto
la mia prima firma ufficiale sotto un atto “tanto importante”
per un provvedimento “tanto urgente”.

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