200 FIRME DI SINDACI PER LA LEGGE “SALVA BORGHI”

15 novembre 2018
Appello legge "salva borghi"

Il 13 novembre l’appello di Legambiente, Uncem, Anci e Borghi Autentici d’Italia per la legge “salva borghi”, sottoscritto da 200 sindaci, è stato finalmente presentato alla Camera.

 

A oltre un anno dall’approvazione della legge sui piccoli Comuni (la 158 del 2017 detta”salva borghi”)  mancano ancora all’appello i decreti attuativi previsti. Per questo Legambiente, Anci, Uncem e Associazione Borghi Autentici d’Italia lanciano un APPELLO al Presidente del Consiglio Giuseppe Conte affinché venga sollecitata l’approvazione dei decreti attuativi e stanziate maggiori risorse per i borghi sotto i 5mila abitanti, rendendo così concreto il percorso di innovazione progettuale di cui questi territori hanno bisogno. Un appello sinora sottoscritto da oltre 200 sindaci e che è stato presentato il 13 novembre a Roma in occasione della conferenza organizzata presso la sala stampa della Camera dei Deputati.
“L’appello evidenzia inoltre l’importanza di prevedere anche più risorse da destinare ai piccoli comuni a partire da questa legge di bilancio, incardinando le risorse non spese negli anni precedenti e già stanziate, perché i 160 milioni di euro previsti fino al 2023 dalla legge sono al momento ancora bloccati, fin quando non verranno emanati i decreti attuativi, e palesemente insufficienti”, spiega Marco Bussone, Presidente Uncem.

All’incontro organizzato martedì 13 novembre a Roma, aperto da Edoardo Zanchini, vicepresidente Legambiente, hanno partecipato Ivan Stomeo, Sindaco Melpignano, Presidente Borghi Autentici d’Italia, Marco Bussone, Presidente Uncem, Massimo Castelli, Sindaco di Cerignale e Coordinatore Nazionale Consulta Piccoli Comuni Anci. Tra i parlamentari presenti, anche come testimonianza dell’interesse trasversale a tutte le forze politiche, Matteo Bianchi, Sindaco di Morazzone e Vicepresidente delegato Anci Aree Interne, Enrico Borghi, Sindaco di Vogogna e deputato Pd, Rossella Muroni, Deputata Leu, Roberto Pella, Sindaco di Valdengo e Vicepresidente vicario Anci, Patrizia Terzoni, Deputata M5s Vice Presidente Commissione Ambiente, territorio e lavori pubblici Camera dei Deputati, ed Ermete Realacci, Presidente Fondazione Symbola.

“È fondamentale che vengano accelerati i tempi relativi all’emanazione dei decreti attuativi previsti dalla legge e stanziate più risorse, ma soprattutto è importante che i territori inizino a vedere le ricadute concrete di una legge a loro difesa. Serve una grande opera di manutenzione dei territori che metta al centro la custodia dei piccoli borghi e del patrimonio naturale per garantire la tenuta di tutto il territorio, la sicurezza degli insediamenti e la qualità delle filiere produttive legati al patrimonio naturale e alle produzioni agroalimentari locali”, hanno precisato Zanchini, Castelli, Bussone e Stomeo.

I piccoli borghi sono il 72% dei comuni d’Italia, la loro superficie copre il 55% del territorio nazionale e vi risiede il 17% della popolazione italiana (in media ci sono 64 abitanti per km). Roccaforti di identità e sapere, custodi del nostro patrimonio storico-artistico, naturale ed enogastronomico, sono anche luoghi di sperimentazione delle buone pratiche più innovative in fatto di energia, economia verde e riciclo dei rifiuti, laboratori di accoglienza e inclusione sociale. L’approvazione della legge “salva borghi”, approvata all’unanimità nel 2017, è stata ben accolta dai borghi e dalle tante associazioni che da anni chiedevano un provvedimento che si occupasse dei piccoli Comuni d’Italia. La legge prevede fino al 2023 un fondo di 160 milioni per lo sviluppo strutturale, economico e sociale a favore dei piccoli centri e che abbraccia diversi ambiti. Un provvedimento che offre uno strumento di indirizzo della legge strategico a lungo atteso, ma che deve essere accompagnato da azioni fondamentali a partire dall’emanazione dei decreti attuativi previsti dalla legge, dal recepimento della normativa da parte delle Regioni italiane e dall’attuazione in via preferenziale delle infrastrutture di banda ultralarga anche nelle cosiddette zone a fallimento di mercato.

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